Archive for luglio, 2008
Il linguaggio
Ho finito di leggere un leggero libello di una serie francese intitolata “La plus belle histoire de..”, nel mio caso del linguaggio. Interessante la parte di paleoantroplogia e di ipotesi sulla nascita del linguaggio.
La teoria che porta avanti uno degli autori è che il linguaggio non si sia sviluppato per rispondere a una necessità umana (il che sarebbe, in altre forme, lamrakiano), ma come sottoprodotto di altre mutazioni evolutive: esempio, la discesa della faringe nel cavo orale, conseguente all’adattamento dei primi ominidi alla corsa nella svana (aumentata cassa toracica, forma a barile e non più a pera dei polmoni, abbassamento di tutto l’apparato).
Oppure, molto poetico, ipotizzare che il linguaggio in senso stretto sia stata una necessità per verbalizzare ciò che, a gesti o in altri modi, non si poteva comunciare, tipo le storie “de paura” raccontate dai primi ominidi che, domato il fuoco, la sera si trovavano tra le ombre e le fiamme, impauriti ed orgogliosi, ad affrontare la notte da titubanti padroni della luce.
Apprendiamo inoltre che, secondo certe teorie, il bambino umano nasce prematuro, in confronto ad altri mammiferi paragonabili. Questo perchè nella femmina dei primi ominidi, corridrice, il bacino si era ristretto troppo per sopportare una crescita in utero completa. Il valore aggiunto che si ha è che il cervello del bimbo pare continui a formarsi, con tutti gli stimoli esterni del caso (tra cui il linguaggio) anche fuori dal grembo. E questo ne permette una super crescita.
Questo meccanismo, apprendiamo, si chiama “esaptazione” (exaptation in francese). Prodotti secondari di adattamenti primari: esempio, le piume degli uccelli, probabilmente evolutesi con lo scopo di favorire la dispersione termica, e in seguito usate con profitto anche per volare.
Nessun commentoLe miniere di re Salomone

King Solomon’s Mines, di H. Rider Haggard (1885)
Ho finito da poco di leggere questo capolavoro vittoriano. Simpatico, per la trama e la luce che getta sul colonialismo europeo in africa nell’ottocento, ma a tratti, per la nostra sensibilità, francamente inquietante. Razzista, anti ecologico in una maniera imbarazzante, paternalista, eppure dentro ci si trovano tutta una serie di archetipi della letteratura pulp del novecento:
- la terra perduta, in genere forziere di segreti tremendi e ricchezze inaudite
- il trucco dell’eclissi per spaventare i “selvaggi”
- i buoni selvaggi
ecc..
Particolarmente disgustosa comunque la caccia all’elefante (gratuita, con nove elefanti uccisi solo per l’avorio) e l’immagine della dentiera di uno dei protagonisti, un ufficiale di marina di appena trent’anni che, tra l’invida generale, ha un set di denti finti perfetto. Disgustorama.
Leggere qui un interessante articolo di un pronipote di Haggard
Nessun commentoI pilastri della terra

Ho quasi finito di leggere (meno due pagine) il monumentale libro di Ken Follet. Devo dire che il libro si legge di un fiato, e forse lo definirei anche un bel libro. Ma non un libro scritto bene.
E’ divertente leggere dell’ Inghilterra a cavallo del XII e XIII secolo, meno pensare che una giovane fuorilegge inglese coeva di Thomas Becket possa essere definita “hot” da un passante. Non so, ma hot e’ una cosa che va bene a Las Vegas, o su MTV.. non li.
O infiniti dialoghi in cui, se ci si sofferma bene, si vede che la struttura e’ una lunga serie di “Aliena said:..” e poi “Tom said:..” e cosi’ via, anche se i dialoganti sono pochi. Onore a Follet che scrive dialoghi cosi’ serrati da far sorvolare su questi abbietti modi di scrivere.
O che dire della ripetizione di certi aggettivi (tipo flabbergasted), di uso cosi’ desuetamente anglico, da spiccare troppo tra le pagine?
Non e’ un certo bello scrivere. Ma la fabula e’, come ci si aspetta, avvincente. I colpi di scena si susseguono a ritmo inquietante, l’ambientazione e’ curata e i personaggi, anche se scavati nella pietra a tutto tondo, bianchi, neri o grigi, ma sempre monolitici col passare degli anni, suscitano sempre la mia simpatia.
Naturalmente il personaggio cui Follet dedica piu’ tempo, che descrive pagina dopo pagina, con didascalica perizia (si sa che gli americani faticano a distinguere un arco a tutto tondo da uno a sesto acuto) e’ la meravigliosa cattedrale.
E poco importa se in 40 anni i personaggi del libro inventano o scoprono tutte le astuzie che caratterizzeranno il gotico dei prossimi due secoli, alla fine la cattedrale, con la sua selva di pilastri, svetta su tutti e su tutto il libro.
Nessun commentoMeraviglie del passato
Nel nostro recente viaggio in Polonia (21-29 giugno) ho scoperto due cose a me ignote: le panoramiche e l’organo barocco da chiesa.
Le panoramiche sono enormi dipinti circolari di circa 30 metri di diametro che rappresentano una scena, una battaglia, un paesaggio insomma, e in cui la tela si integra con elementi scenici del pavimento fino a formare un tutt’uno. A cavallo del secolo (quello vero, non questo) andavano per la maggiore. Ce ne sono ancora una dozzina in europa, io ho visto quello di Wroclaw sulla battaglia di Raclawicka di Kościuszko

Infine, nella cattedrale di Oliwa, uno dei più grandi organi barocchi del mondo, mi ha lasciato a orecchie aperte: è in grado di produrre una serie di suoni degni di un sintetizzatore elettronico (giuro.. sembrava di sentire Sakamoto), oltre ai classici suoni. E così si capisce perché la toccata e fuga in Re minore di Bach è famosa. Sentita in una chiesa gotica, con un organo così, fa la sua porca figura. Impressionante.
Qui ci sono altre foto sul viaggio

