Archive for agosto, 2008
Partire con letizia
Il nuovo libro della mia amica Letizia. L’ho ordinato su www.ilmiolibro.it da poco e non è ancora arrivato, ma posso andare sul sicuro e consigliarlo di già.
Aggiunta: l’ho letto. E’ commovente, e a tratti mi ha fatto scompisciare dalle risate. Probabilmente perchè sono di parte. Tre ore intelligenti e divertenti.
Nessun commentoMr. Hyde
Ho letto finalmente anche The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde. Serendipicamente direi, visto che è citato in altri libri che sto leggendo, in genere di Ian Rankin.
Stevenson si è dimostrato ancora una volta un autore molto moderno. Anche se la struttura è quella classica del romanzo gotico (natalizio) della seconda metà dell’ottocento, il contenuto è devastante. Analizza la psiche umana, pur senza avere (per fortuna?) i mezzi dati da Freud qualche decennio più tardi, con una spregiudicatezza e una profondità insospettabili.
Per chi conosce la storia solo per sentito dire (come me ad esempio), il romanzo rivela alcune sorprese: innanzitutto mr Hyde è un giovinotto, scapestrato,fisicamente “sbagliato” e piccolo. Più basso del dottore. E poi non è vero che Hyde sia la parte “cattiva”, mentre Jekyll ne sia la buona: gli esperimenti di Jekyll sono tesi ad estrarre una parte “pura” dell’essere umano, o buona o cattiva. Per caso, dopo avere bevuto la pozione, si stacca da Jekyll la parte malvagia, mentre Jekyll resta integro, ambivalente, con una dose certo maggiore di “bene”, ma continua a mantere al suo interno la sua buona dose nascosta di “male”. In definitiva, un uomo.
È interessante notare come si trovino alcuni topoi letterari diventati poi di gran moda, oprattutto al cinema, come la trasformazione “dolorosa” da un corpo ad un altro, il fatto che il piccolo Hyde si trovi dentro vestiti più grandi di lui, e infine la classica pozione “magica”: un bicchiere contenente un liquido denso, ribollente e fumante pur essendo freddo.
Dopo il pirata Long John Silver, un’altra discesa di Stevenson negli abissi, spesso insondabili, dell’animo umano.
Nessun commentoIl pianeta delle scimmie
Durante queste vacanze ho calcolato male i libri da portare dietro così, verso la fine, mi sono trovato in scimmi a da lettura. Il Portogallo offriva poche alternative, e una volta esauriti tutti i quotidiani italiani che ho trovato, arrivato all’aereoporto ho cercato, nella minuscola libreria, qualcosa comprensibile. Ho trovato questo, che avevo voglia di leggere.
Molto diverso dal film, e, a mio parere, pure peggiore. Comunque il libro si legge tutto d’un fiato. È incredibile l’asservimento culturale che abbiamo (che ho?) per cui, nel leggere un libro di SF inglese o, generalmente, americano, non troviamo nulla di male nei nomi dei personaggi, mentre in questo, uno scienziato francese con un nome tipicamente francese, francamente fa uno strano effetto.
E che dire quando il progagonista, sorvolando il pianeta alieno, paragona i verdi campi alle distese bretoni per lui così disiate?
Per il resto, a parte qualche pecca narrativa e qualche inverosimiglianza, è ben fatto. Risente degli anni, nelle riflessioni del protagonista, in uno sciovinismo ormai desueto, in alcuni riferimenti a Dio e al posto che l’uomo ha nel suo disegno, ecc.
La cosa più strana è comunque il fatto che la copertina non c’entri nulla col libro. Per questo dico, meglio il film (tendenzialmente quello degli anni ‘60).
L’autore ha scritto anche, basandosi sulla sua prigionia di guerra, “il ponte sul fiume Kwai”.
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