Archive for febbraio, 2010
Combal punto Zero
http://torino.repubblica.it/dettaglio/se-lo-chef-ti-cambia-la-vita/1867963
Oggi leggendo su Repubblica mi è caduto l’occhio su questo articolo. Posso testimoniare, gli amici lo sanno, che è quasi vero. Purtroppo, ahimè, non mi ha cambiato la vita, ma per una settimana dopo essere stati al Combal siamo stati come in trance, con un perenne sorrisetto soddisfatto e incredulo sulle labbra.
Siamo arrivati da Scabin divertiti, ma scettici. Abbiamo preso il menu creativo, quello famoso, con il CyberEgg, le ostriche virtuali.. e abbiamo scoperto che c’è molto altro: c’è la minipizza in bicchiere, con tanto di birra, il menu trattoria, con bicchierino di barbera e carte da gioco, per citare solo i più semplici. Ci sono cose deliziose, cose particolari, ma il cibo, glia bbinamenti col vino, la cornice certo, splendida, rimane impressa.
A degna chiusura, dopo dolcini particolari, palloncini ripieni di elio per parlare come paperino, e Scabin che gira tra i tavoli a salutare i commensali.
E la sorpresa: uscendo la sera, a guardare Torino dall’alto, ci siamo trovati allegri, sulle nuvole, e perfettamente satolli. Sazi. Non come nelle barzellette sulla nuovelle cuisine.
Lo consiglio, vale ogni euro speso. È un ristorante che rimane dentro per tutta la vita. Vorrei solo averla veramente cambiata, ma questo non è un rimprovero a Scabin..
Nessun commentoMusei ottocenteschi, parte seconda
Sabato abbiamo visto il meravigliosamente disgustoso Museo di Anatomia Umana dell’Università di Torino.
È vermente ricco di reperti macabri e vagamente disgustosi, ma molto interessanti. Tra l’altro è abbastanza bene documentato sia in italiano che in inglese, ed era pieno di bambini. Vivi intendo.. perché di pezzi di bimbi, e di uomini, di donne, scheletri teste cervelli e altre parti che non voglio nominare, le teche erano piene.
Abbiamo appreso che tra la fine del 700 e la metà dell’800 Firenze aveva una scuola anatomica di preminenza europea, da cui uscivano modelli in cera di corpi (spesso aperti, ovviamente) ricercatissimi. Da cui i famosi Scorticati Fiorentini.
Abbiamo visto un modello francese, più tardo, ma molto ricercato anche esso, in cartapesta, in cui ogni pezzo, numerato, era asportabile.
Abbiamo visto il modello in cera di un tronco di donna che sta partorendo, sventrato per permettere di vedere il tutto, con anche le due mani dell’ostetrica (modellate in cera, mozzate sopra i polsi) che entrano col forcipe nella vagina della partoriente.
Vi sono cervelli di delinquenti, calchi di crani e teste celebri (Cavour, Napoleone) e meno celebri (dei briganti locali: la Iena di San Giorgio e il Dragone di Caramagna)..
Abbiamo visto il teschio di un vitello bicefalo
Mi sono commosso vedendo scheletri di bambini, dal primo mese, piiiiccolo, fino ai feti più maturi. Cuccioli di uomo.
Nessun commentoMusei ottocenteschi, parte prima
Sabato finalmente con amici (tra cui Lord Pappadhum) abbiamo visto due divertenti musei torinesi, molto ottocenteschi: il museo Lombroso (di cui ho foto solo degli esterni) e il museo della frutta artificiale.
Di Lombroso, volenteroso scienziato imbevuto di un curioso misto di positivismo deteriore e di socialismo, altri diranno meglio: comunque non tutto dell’uomo è da buttare: ad esempio le sue idee sulla pena carceraria, sulle pene alternative, e sulle spiegazioni (e relative soluzioni) per debellare alla radice alcune forme di crminalità (spesso, correttamente direi, imputate a fattori esterni e di iniquità sociale e politica).
Ricordiamo inoltre le collezioni di crani di criminali.. tra cui, curiosamente, parecchi etichettati con “Sardo di Iglesias (Cagliari)”. Evidentemente nella scala evolutiva ottocentesca il Sardo di Iglesias (e non di Sassari) era particolarmente interessante.
Il vestito del brigante Gasparone, un folcloristico misto tra un mariachi, il vestito dei Tres Amigos e un costume da carnevale. Per nulla mimetico, di colori sgargianti.
Il kit del ladro cambrioleur quasi della belle epoque, tra tantissimi corpi del reato: torcia elettrica (sorprendentemente piccola), grimaledlli, pugnale e … mascherina copri occhi. Quella che ora si usa solo a carnevale, e che copre solo il contorno occhi. Per intenderci, quella che indossa il ladro inglese che ruba le botti con la pozione magica in “Asterix e i Britanni”. Quella che nessuno sano di mente userebbe, perché non nasconde le fattezze. Curioso. Come curioso il pugnale rituale del 1860 o iù di li, con didascalia quasi coeva “Pugnale rituale usato nel rito di passaggio del picciotto quando questo entrava nella camorra”. Alla faccia di chi dice che la camorra non esiste.
Il secondo è molto curioso: un professore pomologo della seconda metà dell’ottocento torinese ha riprodotto centinaia di frutti, con dimensioni, peso, apparenza e colore pari all’oroginale. Mi piace qui ricordare la Bigia di Giaveno, bella mela delle nostre colline. C’era anche una pera, la Tetta di Venere, mi sembra. Tantissima frutta, tantissime mele, pesche, ecc..di cui probabilmente si sono perse le tracce.
Qui i link:
Museo Lombroso
Museo della frutta









