Archive for marzo, 2010
Vittoriana europea
Chi mi conosce sa del mio amore per il ferro-vetro (leggero preludio a certo Liberty) e dell’epoca vittoriana tutta (o quasi), meglio se declinata in steam punk. Per questo quando giro in giro, non perdo occasione di ammirare strutture in ferro e vetro e pietra degne della regina Vittoria.
In Belgio, la chiamerei Leopoldiana, notevoli esempi sia a Bruxelles (parco del 50enario, 1881, e stazione centrale di Anversa (1895/1905). Cito anche un anonimo (e credo più tardo viadotto a N di Brüsel Midi/Zuid).
In Spagna ho trovato la vecchia stazione di Atocha, a Madrid, (di un collaboratore di Eiffel) eil palazzo di cristallo, nel pardo del Buen Retiro di Madrid, 1887. Lo stile potremmo chiamarlo Alfonsino?
Nessun commentoBrüsel
Questa recente visita a Bruxelles e Anverse (o Antwerpen) è stata molto soddisfacente, sotto tanti punti di vista, tanto è che con un certo stupore mi sono detto che devo tornare, tante sono le cose che non sono riuscito a vedere.
Comunque sempre bello il liberty (ho scoperto tante casette nuove), fumetti a chili, angoli nascosti, e architetture vittoriane. O meglio, leopoldine, costruite anche queste con il sangue e il sudore delle colonie, e in questo caso dei possedimenti personali di Leopoldo II, il famigerato Congo belga a cavallo tra 8 e 900.
Ad Anversa ho anche incontrato.. un gruppo di Comunisti, che protestavano pacificamente e, tra un’Internazionale cantata in olandese e altre canzoni, hanno intonato (neanche troppo male) una bella Bandiera Rossa, in italiano. Completa di doppie saltate..non ho potuto fare a meno di unirmi al coro, sottovoce.
Tra le cose ancora da fare, un giro nelle fogne di Anversa che pare sia molto divertente.
Ho comprato finalmente alcuni fumetti della serie delle Cités Obscures di Schuiten (che pensavo, avendo un nome francese come François, si leggesse, “sciuitien”, invece pare sia una cosa “scuitien” con la C dura.. argh). E ho visto la Maison Autrique, la prima casa di Victor Horta, qui interpretata dallo stesso Schuitien. Bella.
Tra le cose fatte, Bruxelles ha un sistema di bike sharing che è lo stesso del Velib di Parigi, solo che si chiama Villó. Molto comodo. Ho girato come un ossesso e ho scoperto che la città è orrendamente tutta su colline.
Ho visto quartieri belli, e altri meno belli, ma tutti interessanti. Qui un pò do foto.
The Smoke

Questa mia ultima (18-21 febbraio) visita a Londra è stata particolarmente eclettica. L’inizio è stato un classico: siccome il gran tempio massonico di Great Queen Road risulta essere sempre tra i piedi, questa volta ci sono anche entrato, destreggiandomi tra modelle e stilisti in erba che giravano per le stanze: risultava infatti essere affittato per uno dei mille eventi della London Fashion week che iniziava proprio quel venerdì.
Il tempio, per quel che ho visto, è in un pesante stile deco, ricco di simboli (massonici, stelle di david, ecc..) e di paraphernalia nel piccolo museo allegato.



Un altro giorno sono capitato davanti al mercato della carne, in Smithfield. Bellissima architettura vittoriana, smisurato, ha delle vie che si chiamano “East Polutry Avenue” e “West Polutry Avenue”. Superiore. Peccato alle 10 di mattina fosse tutto già svuotato, visto che fanno mercato dalle 5 alle 8, roba così. Di fronte, comodo fiume (si fa per dire) la London Port Authority.
Un pomeriggio, serendipicamente come solo capita a Londra, teatro nel West End: The 39 Steps, bellissimo, molto divertente. Anche se è tratto da Hichcock, e ancor prima da un romanzetto di Buchanan di spionaggio, è stato realizzato un pò alla Monty Puthon, un pò prendendo in giro lo stiff upper lip degli inglesi di inizio ’900, e soprattutto con 4 attori che coprono tutte le parti. Considerando che il protagonista (dotato di splendidi pencil moustaches) non cambia parte, vuol dire che gli altri 3 fanno i trasformisti, con la voce, con un cappello, con un gesto, con effetti comici più o meno volontari. Il Criterio theatre, peraltro, come tutti i teatri del west end, è piccolo, ma delizioso, tutto piastrellato.
Infine, una puntata al bellissimo museo ottocentesco dell’architetto Sir John Soane. È un museo privato, gratuito, nella casa del suddetto architetto, georgiana con facciata classica. Il museo/casa è così pieno di roba che non si può entrare con gli zaini pena distruggere ninnoli romani, quadretti barocchi, statuine ecc. C’è un meraviglioso sarcofago egizio scavato in un pezzo intero di alabastro (ovviamente l’architetto ha dovuto fare tirare giù qualche muro per farlo entrare..) scartato dal British Museum perché costava troppo (sic!) ma soprattutto c’è una stanza dei quadri.
La casa era grande ma non enorme, e mi immagino la signora Soane che disse un bel giorno al marito: “se entrano altre porcate (quadri) esci tu, caro..”. Il geniale architetto ha dunque arredato una stanza (con soffitto a vetri per ricevere la maggiore illuminazione) con delle pareti di legno montate su perni. Le pareti, ricoperte di quadri di Hogarth, dunque si aprono come fossero enormi porte a due battenti, e all’interno dei battenti, miracolo, altri quadri, appesi dietro e sui battenti stessi. Addirittura una parete ha due ordini di battenti, uno dentro l’altro, a racchiudere infine una stanza segreta.
Mirabili, acquarelli di Piranesi con vedute di Paestum, che da soli secondo me valgono il viaggio a Londra. Imperdibili.
E per quanto riguarda il cibo, complice il capodanno cinese, ho assaggiato la barba di drago: dolcini che un tempo si facevano solo per l’imperatore del celeste impero, fatti manipolando e stirando u impasto di miele e farine, fino a renderlo filamentoso. Buono!
Per tante altre cose rimando ad apposite sezioni di foto Vittoriane che caricherò in seguito.






















