Archive for settembre, 2010

California 4/4: Stanford a 8 corsie

settembre 27th, 2010 | Category: Viaggi

Per chiudere la parentesi turistica, prima di partire, il Lunedì, abbiamo fatto una bella visita al campus di Stanford. Certo che questo signor Leland sapeva come fare le cose. Colonne doriche, bugnato, e solidi muri di pietra. La chiesa al centro del campus, raccontava mio padre, in onore alla politically corectedness, è ora un luogo di incontro multiconfessionale.

Ah, comunque ho anche guidato io sulle mitiche auto americane a cambio automatico. Nulla di che, noiosissime. La cosa inquietante sono gli svincoli giganti con 4 corsie o più per senso di marcia. Avvicinandoci all’SFO ho avuto puri momenti di panico ad imboccare una sequenza di svincoli che poi si è rivelata giusta.. per puro sesto senso.

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California 3/4: Aglio e Big Sur

settembre 23rd, 2010 | Category: Viaggi

Domenica abbiamo puntato a Sud. Notare che in ogni gita al di fuori del nostro motel si passava vicino al mitico SLAC (Acceleratore Lineare di Stanford).. per me, figlio di fisici, un tuffo al cuore.

Abbiamo puntato decisamente verso Cupertino, San Jose e via dritti passando per la capitale mondiale dell’aglio (Gilroy.. giuro l’odore di aglio si sentiva dalla freeway) e via fino a Laguna Seca (ignorante me, pensavo fosse in Spagna), Monterey e Big Sur. Patria della famigerata beat generation, che a me provoca tanta noia, però devo dire.. Big Sur e la costa da Monterey verso Sud sono veramente da togliere il fiato. Poi su, dopo aver passato il negozietto immancabile di paccottiglia beat/new age, una curiosa upupa, verso Carmel delizioso paesino per ricchi sul mare, e la scenic drive della penisola di Monterey.

Ora, ho scoperto che sull’oceano gli americano sono come gli italiani: in spiaggia ombrelloni, teglie di lasagne, panze e sdraio. Ora, magari le lasagne erano hamburger o tortillas, ma per il resto, idem. Solo l’acqua era gelida come neanche ad Oslo. Ed era il 12 Giugno.. La penisola di Monterey è spettacolare. Avvolta da una mistica nebbia, piena di alberi dalle forme scolpite dal vento, isolotte coperte di guano, gabbinai, otarie e leoni marini, e tanti cipressi. Solitari.. uno addirittura è un marchio che si può fotografare solo per uso privato visto che è il simbolo del consorzio che gestisce la penisola.. e pieno di campi da golf tra i quali il mitico Pebble Beach. Vale il viaggio.

Al rientro siamo anche passati per Santa Cruz, ma solo facendo una simpatica coda. E la sera, tutti a mangiare alla Buca di Beppo, che mio pare pensava fosse un genuino ristorante italiano di Palo Alto, e invece è un orrendo franchising italiano con alle pareti immagini degli anni ’50, del nostro mezzogiorno, e sui bagni per uomini la scritta “Goomba” (leggesi “cumpà”… sic!). In più è tradizione del locale festeggiare i compleanni degli avventori con una agghiacciante canzone cantata in coro dai camerieri (che sono per la maggior parte siriani e svedesi) con parole italo-americane sulle note immortali di Funiculì Funiculà. La pizza in compenso era buona. Ma solo la Margherita..

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California 2/4: Coppola e il BBQ

settembre 20th, 2010 | Category: film,Viaggi

Il giorno seguente, sabato, siamo andati a Nord attraversando il Golden Gate che è sempre bello. Marin County (dove ero stato in bici, e dove soprattutto c’ é lo Skywalker Ranch di George Lucas, arf..) e poi su verso Sonoma Valley e Napa Valley. Puntata della memoria ad Asti, California, colonia astigiano-svizzera di inizio secolo con vineria, dove abbiamo comprato tanti cavatappi (!) e fatto foto ai vigneti con annesse palme. Poi giù verso Calistoga (!!!! bellissimo, era da anni che leggendo avventure di Paperino e Paperone, di Barks e non, sognavo di vedere Calistoga) e poi Napa (il cuore della valle). Buffe cittadine che sembrano uscite da un film western, tutte finte. Giuro.. i palazzi americani in queste cittadine minori (e vale anche per Palo Alto) sono tutte di cartapesta. Giuro.. ho passato due giorni a bussare con le nocche sui muri e suonavano sempre vuoto. C’è una struttura di cemento armato (se va bene) e poi l’aspetto esterno cambia con l’uso: un negozio di cheese cake: chiaro, si fa in stile Maya.. e via di cartongesso, una libreria, in stile adobe spagnolo, e via.. una banca, in stile Wells Fargo, e via di archi finti e colonne posticce. Comunque.. dopo Napa siamo stati al Vineyard di Sattui. Carino, organizzatissimo, ed essendo sabato, pieno di amerikani in picnic e feste… tenerissimi, c’era anche gente che non beveva alcoolici. Cmq, un buon bbq (rovinato dalle solite salse) e un bel vinello bianco di produzione locale, infine un meritato pisolo sul prato sotto le fronde di alberi californiani con un tappeto d’erba incredibile.

Ah, ma il momento clou è stata la visita al Francis Ford Coppola winery.. nello spaccio c’ereano anche conserve di pomodoro in stile italico, gadget bellissimi che ahimé non ho comprato, e gente che degustava già alle 11 del mattino. Ho comprato un buono Zinfandel (Director’s cut) che ho portato in Italia. Buono, e bravo Coppola!

La sera cena in un tipico ristorante finto creolo di Palo Alto.

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California 1/4: Berkeley

settembre 16th, 2010 | Category: Viaggi

Inizio oggi il resoconto delle scorribande californiane di mio padre e mie, nello scorso Giugno.

Quando sono stato a SF, è venuto su anche mio padre per lavoro e ne ho approfittato per farmi portare in giro per qualche giorno per la California che, beato lui, conosce bene. Così il primo giorno siamo stati a Berkeley, attraversando il Bay Bridge.. lunghissimo e trafficatissimo. Si intravede in una foto, il ponte è su due piani, un senso di marcia per piano, e con parapetti altissimi dal piano di sotto è impossibile fare foto.

Berkeley è veramente più hippy di SF, e ce ne vuole tanto. Ragazzi (s)fatti sotto gli alberi dei viali a chiedere qualche cent, molto serenamente, tra un cannone e l’altro. Magliette vintage (made in china), bancarelle, carrettini che vendono musica rasta agli angoli delle strade, negozi di dischi.. di vinile, e l’università, con cancello, campus, campanili e (coincidenza curiosa) studenti che si graduavano con codazzo di parenti. Folcloristico. Anche il ritorno verso Mountain View (sì, quella) attraverso un altro ponte, e una ordinatissima, ma immensa, coda a 8 corsie su una highway californiana.

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Autant de le faire bien, m. Chabrol

settembre 12th, 2010 | Category: film,torino

Oggi se n’è andato Claude Chabrol. L’avevo conosciuto (cinematograficamente, ahimè) nel 2005, quando per due edizioni di seguito il Torino Film Festival gli ha dedicato una retrospettiva con quasi tutti i suoi film. Ho così scoperto film molto belli, divertenti, o tragici, pervasi dal sottile fascino della borghesia come solo in Francia sanno dipingere. E nei suoi film ho visto sempre attrici stupende, tra tutte, Stephane Audran, anche sua moglie. Voglio ricordare qui sia La moglie infedele, con la Audran, che alcuni film “minori” degli anni ’60, deliziose commedie nere come Landru o la serie di spionaggio della Tigre, che vanta un titolo delirante come “La tigre si profuma alla dinamite”.

Nei suoi incontri col pubblico al TFF era sempre gentile, prodigo di racconti, in cui parlava di Joh Wayne, come della nouvelle vague, di donne e di vita. Voglio ricordarlo con una sua frase, che era, presumo, anche una sua massima di vita (vado a memoria):

“Faire des enfants, il faut en faire, autant de fair bien l’amour. Manger, il faut manger, autant de manger bien”.

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Mi sono innamorato

settembre 11th, 2010 | Category: film

Zontar si è innamorato di Arianna dell’Arti, assistente alla regia di René Ferretti, il regista de “Gli occhi del cuore”, “Gli occhi del cuore 2″, “Libeccio” e tanti altri immortali successi della fiction italiana.

Se non li avete mai sentiti, peggio per voi. Sono fiction fittive in una metafiction (o telefilm) andato in onda su Fox e intitolata “Boris” (prima, seconda e terza stagione). Li ho visti su Fastweb e li ho divorati. Divertenti, ben fatti, e con un tragico spaccato dell’Italia visto attraverso la lente del set di una fiction romana sul romantico-medicale-aristocratico, Gli Occhi del Cuore appunto.

I protagonisti sono molto bravi ed azzeccati, ad esempio il regista Ferretti (che fa tutto a cazzo di cane, salvo ogni tanto avere remore e cercare la “qualità”) e Lopez, il delegato di rete (viscido, ma affettuoso), o Duccio, il direttore della fotografia, cocainomane, che apre tutto e smarmella per bene le scene inondandole di luce. Giganteggiano su tutti lo psicopatico Guzzanti (nella prima e seconda stagione) e la bellissima Caterina Guzzanti, la più piccola delle tre, che curiosamente fa anche una parte berlusconiana e progressita. Me ne sono innamorato, col suo broncio perenne e il suo cipiglio fiero, e le spalle scoperte!

Un plauso agli sceneggiatori, fittivi (ma anche reali). La figura dei tre sceneggiatori al cazzeggio più spinto che compongono sceneggiature improbabili con l’aiuto di 4 tasti funzione (da F1, “sopreso”, a F4,”basito”) lavorando 6 minuti al giorno, è impagabile e regala momenti di rara ilarità, come quando si precipitano al ralenti a spegnere i cellulari prima che dalla regia li chiamino per avere delucidazioni su qualche bestialità in copione.

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