Archive for marzo, 2011
Pandemonium
Quando per la prima volta a San Pietroburgo (Leningrado) mi sono affacciato sulla Neva ghiacciata, verso le 23:20, con temperatura stimata -26, e vento, senza cappello e con le dita intirizzite, mi sono detto “ma io quest’immagine l’ho già vista”.. quasi. Una cosa così maestosa e folle, fatta di sterminate distese di neve coronate di palazzi barocchi e neoclassici, illuminati di luci gialle e rosse, con fumi alti dalle ciminiere, e fumo dal ghiaccio, io l’avevo già vista.
Solo che era l’immagine di un palazzo sottoterra, nel caldo atroce dell’Inferno di Milton: il Pandemonium, come dipinto da John Martin nel 1841, e visto tre anni fa al Louvre, girovagando.
E ditemi se non è uguale. Mi aveva colpito allora il quadro, e non sapevo perché. Ora so
Pillole stradali
Via Nizza, lato stazione di Porta Nuova
Roma bellissima, Roma tristissima
Passeggiando la sera per via Cavour a Roma ho realizzato, con semplicità, quanto possano essere tristi i viali senza alberi e senza balconi. Palazzoni ottocenteschi senza fascino, grigi, alti, due marciapiedi, auto e negozi di nessuna qualità.
D’altra parte si sa, Roma è pazzesca nella sua stratificazione di storia. Passeggiare per i fori imperiali, o scoprire villa Borghese e la galleria Nazionale di Arte Moderna, non ha prezzo.
Così come il Campidoglio e i suoi musei, dove si apprezza tutta la stratificazione (vera) della collina, dalla pazzia rinascimentale michelangiolesca fino giù ai fori romani e ancora più giù ai templi dei re etruschi di Roma.. ehbe.
Ecco qualche foto delle mie peregrinazioni prima della maratona di domenica 20. Non ho avuto tempo di vedere i fori imperiali, con rammarico, ma rimango sempre rapito dalla basilica di Massenzio anche solo da fuori. Pensare che delle volte così hanno 2000 anni mi da un po’ di brividi, e di orgoglio. Poi ho visto i musei Capitolini, veramente affascinanti, il tanto decantato Maxxi, e appunto la Galleria Nazionale di Belle Arti con una interessante mostra sui pittori preraffaelliti inglesi.
Ai musei Capitolini, svelato un arcano. Ecco come si fa a portare una pelle di leone completa di testa. Si disarticola la mandibola.. e che scemo io a non pensarci prima. Qui vediamo Commodo in costume da carnevale come Ercole. In mano i classici attributi tra cui delle mele nane che risultano essere, come spiegava un ragazzino ai suoi, i pomi delle Esperidi.






Nelle foto, oltre la medusa del Bernini, il Marco Aurelio originale, un trofeo di età imperiale che inframezzava l’elenco delle provincie dell’impero, e uno splendido centauro tardo ellenistico in marmo nero. Sullo sfondo una copia romana di un Perseo con testa di medusa trasformato, per l’occasione, in un virile cacciatore con in mano un coniglio. È la prima volta che ne vedo uno in una scultura romana, devo dire..
Sul Maxxi, che dire, ero scettico e lo sono stato per un po’. L’edificio è molto particolare e diciamolo, bello. Ma le opere d’arte moderna in genere mi lasciano freddino. C’era però, come si vede dalle foto, una mostra più bella del previsto su Pistoletto (Michelangelo anche qui, artista delle nostre parti) e una su Nervi (che a Torino ha fatto molto). Interessante.
Per fortuna non c’era (o era ben nascosta) la collezione permanente, se non due belle trombe (di Eustachio) di Anish Kapoor all’ingresso (q.v. foto).






Alla Galleria d’Arte Moderna invece belle scoperte. L’arte italiana tra 8 e 900 ha delle cose particolari, e Balla e Boccioni sono sempre intriganti. Anche altri (di cui ora non riporto il nome) dicono la loro.. per finire con DeChirico e Guttuso che veramente, hanno dei tocchi spagnoleggianti non male. E’ l’arte dopo il 1960 che mi lascia sempre senza parole. E non è un bel silenzio..





Nelle foto la facciata (che data come l’edificio della grande esposizione del 1911, canto del cigno della Belle Epoque, e due sculture liberty di Bistolfi e “Idealità e materialismo” di Giulio Monteverde, in ingresso. Oh, a me le donnine liberty piacciono un sacco. Guardate che occhi la seconda..
Poi una statua moderna, di partigiano fucilato, di Marino Mazzacurati e un quadro di Balla. Notare la donazione ad opera (credo) dei figli. Che nomi futuristi!
La mostra sui preraffaelliti, con il loro ovvio prefigurare certe immagini del liberty (ma poi..quando un pittore si chiama Dante Gabriel Rossetti.. come si fa a resistergli?), e l’edificio stesso, hanno completato una bella visita.
Poi, non avevo mai visto villa Borghese (il parco).. avessi avuto tempo mi ci sarei spaparanzato.
Veni vidi vici.. o quasi
Maratona di Roma 2011. Dovevo rifarmi, e rifarla, dopo la schifezza (d)istruttiva dell’anno scorso.
Questa volta sono arrivato leggermente più preparato come allenamento, e soprattutto tecnicamente e gastronomicamente, più ferrato.
Nei due mesi precendenti la gara ho fatto due mezze (di allenamento) e la classica 30km collinare, poi solo 2 o 3 da 10km in settimana, quasi sempre. Nulla di più, spesso anche qualcosa in meno. Nell’ultime due settimane solo 3 o 4 allenamenti.
La settimana precedente la gara invece mi sono strafogato: raclette, pizze, crepes.
Il giorno prima ho cavalcato i 7 colli di Roma (diciamo 3..) e 3 musei usando parecchio i piedi, ahimè, ma a Roma non conosco bene i mezzi e la Metro fa quel che può. Così a sera avevo le gambe e i piedi ben cotti e le gambe stanche. Mi sono seduto a una pizzeria napoletana e nell’ordine ho preso:
- due bruschette agliate
- una media bionda
- una margherita con bufala
- un’altra media bionda
- due supplì
- una pastiera napoletana
Altro che cena del podista. Poi a letto presto, non prima di essermi spalmato di balsamo di tigre (canforato-mentolato) che mi ha scaldato le gambe tutta la notte, facendomi provare una qual certa arsura, no certo.. non data dal cibo, e facendomi addormentare tra saporosi effluvi di mentuccia e canfora..
La mattina, sceglia e colazione alle 7 con due cornetti con marmellata, un tortino al cioccolato e due bicchieroni di latte. E acqua… tanta acqua.
Poi la gara. Devo dire che la partenza è così emozionante che fa quasi male e mi veniva da piangere.
Per tutta la gara ho bevuto come un cammello. Ho dovuto anche fermarmi a fare pipì due volte (più che dovuto, voluto).. ho perso un pò di tempo, ma la mente era libera da contrazioni della vescica. Ho consumato numero 6 tubetti di gel, e bevuto due borraccette della cintura Decathlon. Ho corso anche da solo alla fine.
Proprio bello. Questa volta me la sono goduta. Certo, dal 36, 37 in poi è dura, ma nulla confronto all’altra volta.
E ho chiuso con un bellisismo 3h 32’02″.
Qui trovate il tracciato Garmin della gara (ovviamente con chilometraggio sbagliato al solito..)
R.I.B.
Dopo anni di onorato servizio, e migliaia di chilometri, la mia bici mi ha lasciato. Per puro caso mi sono accorto che il tubo cavo che accoglie il tubo del sellino era tenuto insieme solo più da pochi mm di acciaio, il resto era tutto tagliato.
Certo, non si può dire che abbia risparmiato la bici: ogni giorno in città da 5 a 15 km, collina, tanta collina e anche, mi fa ridere il pensiero, un po’ di downhill dalla Maddalena, da Superga e in giro per il piemonte. E questo non fa bene. Un giro della Corsica, e sì che tutti ridevano….
Comunque l’ho smontata, cannibalizzando tutti i pezzi utili e il mitico circuito e impianto elettrico, e l’ho rimontata su una 5.1 Decathlon nuova di pacca.
Rest in bike..
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