Archive for giugno, 2011
WWDC11
Anche quest anno, a vedere Steve Jobs e soprattutto a seguire le sessioni e i lab degli ingegneri Apple.
Un po’ di foto per dare l’idea dell’atmosfera. Di allegro cazzeggio, ma anche di affari e tanta, tanta tecnologia (e per motivi di NDA non posso mettere foto delle sessioni, ma cmq sono tante presentazioni tecniche di un’ora, con speaker molto tecnici e bravi, di tutte le parti del mondo, che lavorano a Cupertino. Ieri c’era un russo, Aleksej, che parlava un po’ come ci si aspetta che parli un russo in americano…) e divertimento: c’è anche il parti allo Yerba Buena park, con Franti e gli Spearheads, e prima, la cerimonia, diciamo di gala, per gli Apple Design Awards.
Le foto sono in ordine cronologico, dalla domenica, registrazione e foto di gente già accampata per la notte, alla mattina alle 5 di lunedì, in cui a gruppetti la gente iniziava ad avviarsi al centro congressi, gli accampamenti, l’entrata (con la coda che fa il giro dell’intero isolato, che sarà di 1km, 1,5km almeno) e il resto..
Nessun commentoCorsa bagnata, corsa fortunata
Prima di vedere i murales, però, perché negarsi una bella corsetta alle 5 di mattina, sul Golden Gate bridge? In effetti è sempre impressionante vederlo emergere dalla nebbia, e correre quasi da soli col rumore delle sirene antinebbia.
Correndo lungo i vari Wharf e Pier, poi, ho notato una cosa: a Bangkok, a Chiang Mai e a Ko Samui, la puzza di terzo mondo è identica a quella emanata dai ristoranti e dai Pier di pesce di North Beach. Ora che vogliamo dire? È nauseabonda uguale, terribilmente nauseabonda.. e già alle 7 di mattina..
Poi ditemi se Alcatraz non sembra una nave.. separate alla nascita, come da foto.
Come sempre, il bell’itinerario si trova qui su Garmin Connect.
Nessun commentoMt. Tam e Marin headlands


Per me arrivare a San Francisco vuol dire correre, e pedalare. Per strano che sia, è così. E infatti, l’ultimo giorno libero, incredibilmente non ha piovuto, e sono riuscito a salire sul monte Tamalpais, come l’anno scorso. Sempre bello.
(nella terza foto, Fort Point, sotto il Golden Gate bridge. Uno dei mille posti cinematografici di SF. Qui una scena di Vertigo).
Questa volta però, armato di cartine di sentieri decenti, ho fatto altre strade, e dopo sono andato al Muir Beach Overlook, da cui finalmente ho visto il mare, e poi altri giri su sentieri più o meno leciti, nel Marin headlands, fino al ritorno (in bici) a SF. Quasi 100km ma molto divertenti.
Nessun commentoSole sulla baia
Non c’è che dire, a me piace questa città, poco popolosa tutto sommato eppure molto estesa, perchè in fondo, la controcultura americana di cui sono intriso, da quella più offstream ex hippy e post hippy, fatta di teorie della cospirazione, di anarchia più o meno libertaria, di socialismo strisciante, a quella più mainstream, dai beat ai nerd ormai sdoganati, viene da qui. È l’unica città dove signori barbuti over 50 girano con lo skate sotto il braccio, e vecchi hippy camminano per strada indaffarati tra ciclisti e giapponesi. Dove homeless che sembrano usciti da un film, sono sullo stesso marciapiede di ragazzotti con felpe e cappuccio, dentro la city. Dove davanti ai negozi e agli alberghi stazionano dipendenti con cartelli di protesta, senza che nessuno batta ciglio, e dove ci sono cooperative e centri di aiuto sociale. Dove c’è ancora tanto verde, e ci sono case sull’oceano, surfer e jogger a tutte le ore. Dove c’è un poeta laureato cittadino (Ferlinghetti) ancora vivo, che ha conosciuto Kerouac e Ginsberg, e dove Coppola ha un suo caffè (il grattacielo inizio secolo in verde rame), sotto il palazzo della sua Zoetrope. Bè, scusate se è poco.
Nelle foto si vede l’interno del Maritime Museum (ex Aquatic Park del 1939), delirante edificio pubblico di elioterapia e talassoterapia art deco a forma di nave all’estremità di North Beach, questo si, decorato con murales sponsorizzati (come tutto l’edificio) dalla benemerita WPA di Roosvelt. I murales sono di Hilaire Hiler.
Nessun commentoMurales 2/2

Qualche giorno dopo ho deciso di avventurarmi dentro Mission, il quartiere più ispanico del centro di SF, per vedere altri murales, più moderni. Le guide parlano bene del quartiere, ma sempre con qualche caveat. Persino il ragazzo che mi ha affittato la bic, ispanico, si è sincerato che non volessi parcheggiare la bici, e legarla, neanche per poco. Mah, con queste premesse, mi sono detto, meglio andare a metà mattina, con un diluvio universale a coprire precipitose fughe. Il quartiere invece è molto colorato, e lungi dal sembrare la periferia desolata che è LA, anche abbastanza carino. Vie vivaci, e strade con case pseudo vittoriane, colorate e tutto sommato pulite. A parte una specie di signor Machete che mi ha affiancato affacciato al finestrino di qualche Chevrolet taroccata del ’56, direi tutto tranquillo. Vedete qui i murales. Alcuni decisamente notevoli. Vorrei fare notare il grande effetto flou che sono riuscito ad ottenere: sono gocce di pioggia. La parte di foto più bagnata è Balmy alley, la più lontana, mentre l’edificio tutto dipinto di donne è forse il murale più caratteristico, quello del Women’s building, chiamato anche MaestraPeace. Gli altri sono in giro, soprattutto in Clarion street. 










L’ultima foto è un poster del negozio Good Vibrations, in Valencia st. Lascio alla vs. fantasia immaginare di che negozio si tratti, e cosa si deve “cavalcare” con orgoglio..
Sacro e profano


Sacro e profano. Una chiesa e Alcatraz, chiamata cinematograficamente qui, la Roccia. La chiesa di santa Maria of the Assumption, è stranamente molto bella per essere moderna. A parte la Sagrada famiglia, in genere le chiese moderne, notoriamente, mi provocano la stessa emozione di un centro commerciale Panorama di periferia. E non è l’essere ateo, ve lo assicuro. Una cattedrale gotica, o romanica, mi lascia senza parole. E devo dire che questa chiesa di Nervi, alle 7 di mattina, quasi deserta, su una città appena sveglia, con una croce di colori in cima, dalla pianta a rombo, stranissima, è molto bella. Curioso trovare un nostro architetto così “industriale” qui. Ma una bella scoperta.
E dopo, imbarco di massa per Alcatraz. Che per gli americani è un mito, nella loro povera storia, e per di più mediato da molti film. Anzi solo dai film, tanto che le guide, i volontari, le audioguide e i pannelli passano metà del tempo a spiegare che non era come nel film. Era peggio per certi versi, meglio per altri.
Però sembra proprio di essere in Fuga da Alcatraz.. con le celle minuscole, le inferriate che scorrono, la galleria dei guardiani armati dietro la rete, la torre dell’acqua e soprattutto, il cortile per l’ora d’aria, con i gradoni dove complottare, i muri.. veramente, come tutta l’america, sembra sempre di essere dentro un film.
Dopo averci fatto vedere un po’ di cammini di fuga, e raccontato storie anche buffe, come di quello che al primo isolotto della baia, a pochi metri da Alcatraz, ha chiamato i guardiani per farsi riprendere.. o altri più drammatici, viene fuori che il tentativo di fuga di Clint Eastwood non si sa se sia riuscito o meno. Cadaveri non ne hanno trovati, ma ci sono tracce del fatto che siano arrivati a terra. E il resto è leggenda.
Nessun commentoMurales 1/2



Diego Rivera è stato un artista messicano molto importante nella prima metà del secolo, dichiarato comunista e sposo, tra l’altro, di Frida Kahlo. Incredibilmente ha lavorato parecchio in America, ma altrettanto credibilmente, solo prima della seconda guerra mondiale, non dopo in pieno Maccartismo.
Comunque, tra i vari lavori, più o meno pagati, alcuni fatti durante la grande depressione e durante il New Deal di Roosvelt, il quale (vedrete anche altri post) aveva genialmente applicato il principio di fare lavorare, nonostante tutto, anche gli artisti, pagandoli con fondi dello stato, anche per tenerli impegnati. È la benemerita WPA. Questi murales non sono diretto effetto della WPA, ma altri in giro per SF si, e l’atmosfera era comunque questa. Mi sono divertito a fare un bel giro per andarli a trovare nel SF City College (nella foto sotto, quello con davanti un enorme mezzo dei pompieri), a sud della città. I murales sono stati fatti in occasione della fiera internazionale di SF del 1940 che ha creato anche Treasure Island.
Il murale è intitolato Pan-American Unity – Unión de la Expresión Artistica del Norte y Sur de este Continente, e prefigura anche la guerra che ancora, per l’america, deve venire.
Notare come Rivera, ancorchè comunista (ma trotzkista diremmo) insieme a Hitler e Mussolini dipinge anche uno Stalin assassino (appunto, di Trotzy). E c’è tutto il grande Dittatore di Chaplin. Bello vedere che come sempre l’italia fa una figura da macchietta, ma di merda.
Potete seguire questo link e vedere qui i dettagli del murale
Per il resto.. bisonti (un po’ vecchiotti) nel Golden Gate park, e l’oceano, sempre bello. E un tram di Milano che gira allegramente, ancora utilizzato, per tutto il centro di San Francisco fino al mare. Notare il segnale di “Uscita”..
Ah, lo scavo che si vede nelle foto è uno scavo archeologico. Naturalmente essendo in america è uno scavo che vuole portare alla luce resti di … inizio ’900. Come recita la placca che accompagna il sito: “During the construction, a team of Park Service archaeologists, partners, and volunteers will carefully uncover this archaeological site to learn about the men, women, and children who visited over a century ago.” Over a century ago, c’erano degli stabilimenti balneari. Wow.
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