Archive for settembre, 2011
Il colle dell’Assietta
Finalmente la sgaruppata compagine di amici della bici, è riuscita a partorire il mitico tour dell’Assietta. Complicato unire i discesisti, come Carlo, agli arrampicatori, come Daviduzzo.. alla fine comunque tutto pronto per SAbato 24 Settembre. Tutto pianificato. Svegli alle 6, partenza in treno, e arrivo previsto a Sestriere verso le 10:30. Per fortuna non ci eravamo accorti di un altro pullman da Ulzio, e così siamo arrivati in cima alle 9:30. Da lì, salita al col Basset, poi giro in quota sul crinale tra la val Chisone e la val di Susa, molto bello.
Fauna: rapaci, marmotte che si inseguivano qui e là, e tanti turisti, pochi in bici, molti tedeschi in moto, e qualche svizzero in fuoristrada. Triste notare l’educazione straniera: gli svizzeri si sono tutti fermati per farci passare con la bici. I quad italiani, certo che no.
A un certo punto, su per le montagne, due tedeschi che ridevano a crepapelle e fotografano un terzo tedesco che faceva le acrobazie in un fossato, tra fango e terra.. (in moto le faceva, in moto). UN’impressione per nulla piacevole, nel silenzio della montagna, sentire gridare in tedesco. Per un momento ho avuto un flash, ed ero dentro un romanzo di Fenoglio ed è montato l’orrore, e la paura atavica direi.
Arrivati dopo l’Assietta, ci sono state un po’ di discussioni se proseguire o no verso il colle delle finestre. Volevamo interpellare un viandante, che data l’età, la quota, e i bastoni da passeggiata, ci sembrava particolarmente esperto. Purtroppo il simpatico vecchietto, dopo due frasi, ha dimostrato di essersi perso completamente e di non sapere bene dove fosse la direzione giusta, diciamo che indicava la val di Susa quando invece era il Chisone, e indicava Sestriere, quando invece puntava a Chiomonte. Da li, discesa tra caprette, caprine e infine caprini in una folcloristicissima bergerie d’altura.
Una nota di colore ci sta: la bergerie ospitava una famiglia, molto tipica e diciamolo, un po’ bruttina. La nipote serviva al pubblico (sei persone inclusi noi 4) dietro un bilancino e un tavolo che esponeva i formaggi, in un bugigattolo all’entrata di una baita, mentre dietro la tenda la nonna (giuro) arrancava e faceva il burro a mano. Affascinante. Ah.. gli incroci tra la gente delle valli, altro che il cuneese o il Tennessee.. ma che delizia il profumo dei formaggi, della ricotta e del latte fresco. Sono tornato indietro di 30 anni quando coi miei, a Prali, si andava in baita a comprare i formaggi. Un profumo che è una poesia. Non ho potuto fare a meno di comprare praticamente tutto, anche la forma di burro genuino che la nonna faceva, prendendo le palle di burro dalla zangola (credo), pigiandole a mano in uno stampo di legno, estraendole e incartandole, tutto a mano. Mentre la nipote, a un certo punto allertata da un’acquirente che forse una mucca si era allontanata, chiedeva in perfetto piemontese: “Nona, ‘n dua l’è la uaca” (dove per “uaca” indicasi, in strett patois valligiano, la “vaca”, la vacca)..
Siamo stati fortunato perché i bergé da qui a otto giorni avrebbero chiuso l’alpeggio e si sarebbero spostati, con l’antico rito della transumanza, a valle per l’inverno.
Affascinante.
Per gli amanti delle statistiche, come me, ho tracciato senza Garmin (che scioccamente mi han rubato) su MapMyRide.. circa 60km di bici da Sestriere fino a Bussoleno (tracciati dal Garmin di Davide). Bussoleno che avevo già visto, ma non ricordavo: affacciata sulla Dora, con un paio di stradine pedonali niente male. L’avevo vista se non erro tanti anni fa, in compagnia, di nuovo dopo un giro in bici, questa volta DH puro, a Bardonecchia. Nostalgia canaglia.
Nessun commentoPerché corro, e due

Perché molte domeniche mi alzo presto per fare una gara di corsa? Stakanovismo, calvinismo, e voglia di allenarsi, almeno una volta a settimana.. e mancanza di valide alternative, questo si. Ma c’è anche da dire che questo campionato (di corridori della Domenica, appunto) cui partecipo, il “Canavesano UISP”, che è quasi una coppa Cobram podistica, mi fa girare tutto il nord Piemonte, e a fianco di anonimi paesini, perlopiù nella seconda cintura di Torino, fa scoprire delle piccole e grandi gemme.
Una senz’altro è il castello di Agliè, veramente spettacolare. Sia il parco che lo circonda, sia il paese, che il castello valgono la visita. E poi piccole sorprese, come Moncrivello, di oggi (a me nota solo per il sanatorio dove era stata riabilitata mia nonna). Solito paesino, che però, cosa strana per il vercellese, è costruito attorno a una collinetta con la rocca. Superate un po` di stradicciole con acciottolato, e scalinate, si monta al castello medievale, splendidamente mantenuto. Archi, torri merlate e mura a delimitare una corte che si affaccia sulla pianura circostante, e che oggi ospitava, oltre che la gara, anche una sagra di bontà paesane. Merita.
E dunque ecco il castello di Moncrivello, col torrione, la porta ad arco di entrate, la corte e le bellezze locali, che si sa, in provincia sono particolarmente ruspanti.


Vasa!

Sono stato di recente a Stoccolma (o Stoccolmo, come dicono i locals).. una città veramente sull’acqua, in tutti i sensi. Molto bella, soprattutto come posizione. Ma una cosa mi ha fatto molto sorridere, e sotto sotto godere: la possente nave Vasa.
Si fa per dire. L’enorme galeone Vasa infatti, costruito e varato nel 1628, dopo circa un miglio nautico si rovesciò su un fianco e affondò miseramente nella baia di Stoccolma. Enorme, con poco pescaggio, e due ponti di cannoni.. se non è hybris questo.. e voluto da un re che invece di stare al varo, mandava ordini dalla Polonia che tentava di invadere.
Tra i vari motivi che, negli angiporti di Stoccolma, dopo la catastrofe, si sussurravano a mezza voce, idiozia del mastro costruttore di navi, sbilanciamento, vento, ecc.. a me piace pensare a un sabotaggio polacco. Giusta vendetta (anticipata) per il Diluvio, (Potop in polacco), splendidamente raccontato da Heynrik Syenkiewicz alla fine dell’800.
Banalmente, sarà stato proprio hybris. E comunque il museo che ospita il gigantesco puzzle che ora è il Vasa, vale la pena. Uno, perché si capisce che il castello di poppa è veramente in alto.. che gli sportelli dei cannoni sono scolpiti a forma di leone, e che la nave era tutta colorata di rosso. E poi, spaccati di vita svedese sulla nave, e al porto.
Nessun commentoThe prodigal book
Erano anni che giravo attorno al (vabbè, uno dei..) problema. Se c’è un autore che amo, e che ho scoperto da solo, anni fa, nella rubrica di recensioni letterarie di SFX, è Iain (M) Banks.
Banks è scozzese, come Welsh, come Rowling, come Rankin. È conosciuto soprattutto per una serie di romanzi di fantascienza seria, su cui tornerò, che firma con la “M” tra Iain e Banks. Ma scrive anche libri “mainstream”, firmandosi senza M. Li ho letti quasi tutti direi, tranne il primo, che avevo evitato accuratamente. Scrive bene, si diverte, soprattutto nei libri più recenti, con le parole, ed ha una visione pazzesca, una mitopoiesi, a tutti i livelli, incredibile per me. soprattutto quando scrive hard SF. Spesso venata da un senso dell’orrore umano che non mi lascia indifferente.
Insomma, per farla breve, il libro prodigo è proprio il suo primo libro, quello che lo ha fatto conoscere, e il primo che ha pubblicato, come scrive nella sua bella introduzione. Un romanzo di SF mascherato per piacere agli editori (così dice Banks) ed è il macabro The Wasp Factory.
Ambientato in Scozia nei primi anni 80 direi, in una piccola isola, è la storia di una estate, raccontata da un ragazzo leggermente disadattato, che vive solo con suo padre, un ex-hippy con qualche mistero alle spalle, e un fratello che è impazzito.
Piaciuto, piaciuto assai, anche se il mio timing, per finirlo perfettamente e un po’ malinconicamente su una spiagga semideserta in Sardegna è stato leggermente rovinato dal bagno tamarro che sparava a palla i grandi classici italiani da Tozzi a Venditti..
Bello, bello. Triste, ma pieno di speranza. Orrendo, ma con la luce tipica delle isole, dove le nuvole non si fermano mai a lungo, e subito si intravede il sole. Alcune scene, come lo svelarsi della pazzia del fratello Eric, mi hanno ricordato la sua una analoga orrenda rivelazione in Use of Weapons, e lasciano muti.
E il finale, sulle note di una zoppicante sinfonia di Wagner.. bello. Anche se io, al contrario del protagonista, avevo capito il segreto dello studio del padre..
PS “The prodigal” è il titolo dell’ultimo capitolo del libro. Anche qui, nulla è lasciato al caso.
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