Archive for the 'Libri' Category
Parigi tra letteratura e architettura
Parigi è un’ottima scusa per girare a naso all’insù inseguendo un libro. In questa recente gita:
Numero 7, rue de Grenelle. La casa dell’Eleganza del riccio.
Peccato ora al pian terreno ci sia una boutique Prada e della concierge nessuna traccia
36, Quai des Orfevres: sede della police Judiciaire: da Maigret in poi quasi tutto il poliziesco francese passa di lì.
Una meraviglia: la prima cattedrale gotica della nostra storia: la cattedrale di St. Denis, subito a nord di Parigi. Tomba dei re di francia carolingi, merovingi e capeti.
Devo ringraziare Ken Follet e i Pilastri della Terra che la citava, lei, la meravigliosa cattedrale, e soprattutto il chiostro di luce dell’abate Suger. Teologia della luce contro il buio romanico. Da non credere. E il tutto a mezz’ora dalla senna..
Nessun commentoDisegnare con la parte destra del cervello
Grazie a un amico ho conosciuto questo libro, rivoluzionario per me, che sto seguendo per imparare a “vedere” in modo da disegnare. Libro assolutamente consigliato
Di Betty Edwards, “Disegnare con la parte destra del cervello” ed Longanesi.
Qui i miei disegni
3 commentiRomanticismo e letteratura
Non ho ancora visto l’ultimo film di Woody Allen, ma pare che il nostro abbia detto che “l’unico amore romantico è quello non consumato”..andiamo bene.
Ieri ho finito dei racconti (gotici) in appendice allo Strano caso del Dottor Jekyll, e trovo la solita tiritera di cui noi amanti dell’ottocento (letterario) siamo infarciti: i due protagonisti, l’io narrante (protestante) e la vampira spagnola Olalla si lasciano per sempre. Idioti, un pò come Romeo e Giulietta, ma qui pure peggio, in nome di un’ideale superiore di sacrificio francamente imbarazaante, quando letto così, nero su bianco. La scena si svolge su un sentiero, sotto un crocifisso.
I looked at the face of the crucifix, and, thoug I was no friend to images, and despised that imitative and grimacing art of which it was a rude example, some sense of what the thing implied was carried home to my intelligence. The face looked down upon me with a painful and deadly contraction; but the rays of a glory encircled it, and reminded me that the sacrifice was voluntary. It stood there, crowning the rock, as it still stands on so many highway sides, vainly preaching to passers-by, an emblem of sad and noble truths; that pleasure is not an end, but an accident; that pain is the choice of the magnanimous; that it is best to suffer all things and do well. I turned and went down the mountain in silence; and when I looked back for the last time before the wood closed about my path, I saw Olalla still leaning on the crucifix.
Comunque, grande Stevenson: è uno scrittore che fa delle anlisi psicologiche notevoli (pre-Freud, ricordiamo) e raramente banale. Almeno nell’accezione corretta: è banale come lo è un classico dopo 100 anni, nel senso che tanti l’hanno copiato..
Nessun commentoPartire con letizia
Il nuovo libro della mia amica Letizia. L’ho ordinato su www.ilmiolibro.it da poco e non è ancora arrivato, ma posso andare sul sicuro e consigliarlo di già.
Aggiunta: l’ho letto. E’ commovente, e a tratti mi ha fatto scompisciare dalle risate. Probabilmente perchè sono di parte. Tre ore intelligenti e divertenti.
Nessun commentoMr. Hyde
Ho letto finalmente anche The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde. Serendipicamente direi, visto che è citato in altri libri che sto leggendo, in genere di Ian Rankin.
Stevenson si è dimostrato ancora una volta un autore molto moderno. Anche se la struttura è quella classica del romanzo gotico (natalizio) della seconda metà dell’ottocento, il contenuto è devastante. Analizza la psiche umana, pur senza avere (per fortuna?) i mezzi dati da Freud qualche decennio più tardi, con una spregiudicatezza e una profondità insospettabili.
Per chi conosce la storia solo per sentito dire (come me ad esempio), il romanzo rivela alcune sorprese: innanzitutto mr Hyde è un giovinotto, scapestrato,fisicamente “sbagliato” e piccolo. Più basso del dottore. E poi non è vero che Hyde sia la parte “cattiva”, mentre Jekyll ne sia la buona: gli esperimenti di Jekyll sono tesi ad estrarre una parte “pura” dell’essere umano, o buona o cattiva. Per caso, dopo avere bevuto la pozione, si stacca da Jekyll la parte malvagia, mentre Jekyll resta integro, ambivalente, con una dose certo maggiore di “bene”, ma continua a mantere al suo interno la sua buona dose nascosta di “male”. In definitiva, un uomo.
È interessante notare come si trovino alcuni topoi letterari diventati poi di gran moda, oprattutto al cinema, come la trasformazione “dolorosa” da un corpo ad un altro, il fatto che il piccolo Hyde si trovi dentro vestiti più grandi di lui, e infine la classica pozione “magica”: un bicchiere contenente un liquido denso, ribollente e fumante pur essendo freddo.
Dopo il pirata Long John Silver, un’altra discesa di Stevenson negli abissi, spesso insondabili, dell’animo umano.
Nessun commentoIl pianeta delle scimmie
Durante queste vacanze ho calcolato male i libri da portare dietro così, verso la fine, mi sono trovato in scimmi a da lettura. Il Portogallo offriva poche alternative, e una volta esauriti tutti i quotidiani italiani che ho trovato, arrivato all’aereoporto ho cercato, nella minuscola libreria, qualcosa comprensibile. Ho trovato questo, che avevo voglia di leggere.
Molto diverso dal film, e, a mio parere, pure peggiore. Comunque il libro si legge tutto d’un fiato. È incredibile l’asservimento culturale che abbiamo (che ho?) per cui, nel leggere un libro di SF inglese o, generalmente, americano, non troviamo nulla di male nei nomi dei personaggi, mentre in questo, uno scienziato francese con un nome tipicamente francese, francamente fa uno strano effetto.
E che dire quando il progagonista, sorvolando il pianeta alieno, paragona i verdi campi alle distese bretoni per lui così disiate?
Per il resto, a parte qualche pecca narrativa e qualche inverosimiglianza, è ben fatto. Risente degli anni, nelle riflessioni del protagonista, in uno sciovinismo ormai desueto, in alcuni riferimenti a Dio e al posto che l’uomo ha nel suo disegno, ecc.
La cosa più strana è comunque il fatto che la copertina non c’entri nulla col libro. Per questo dico, meglio il film (tendenzialmente quello degli anni ’60).
L’autore ha scritto anche, basandosi sulla sua prigionia di guerra, “il ponte sul fiume Kwai”.
Nessun commentoIl linguaggio
Ho finito di leggere un leggero libello di una serie francese intitolata “La plus belle histoire de..”, nel mio caso del linguaggio. Interessante la parte di paleoantroplogia e di ipotesi sulla nascita del linguaggio.
La teoria che porta avanti uno degli autori è che il linguaggio non si sia sviluppato per rispondere a una necessità umana (il che sarebbe, in altre forme, lamrakiano), ma come sottoprodotto di altre mutazioni evolutive: esempio, la discesa della faringe nel cavo orale, conseguente all’adattamento dei primi ominidi alla corsa nella svana (aumentata cassa toracica, forma a barile e non più a pera dei polmoni, abbassamento di tutto l’apparato).
Oppure, molto poetico, ipotizzare che il linguaggio in senso stretto sia stata una necessità per verbalizzare ciò che, a gesti o in altri modi, non si poteva comunciare, tipo le storie “de paura” raccontate dai primi ominidi che, domato il fuoco, la sera si trovavano tra le ombre e le fiamme, impauriti ed orgogliosi, ad affrontare la notte da titubanti padroni della luce.
Apprendiamo inoltre che, secondo certe teorie, il bambino umano nasce prematuro, in confronto ad altri mammiferi paragonabili. Questo perchè nella femmina dei primi ominidi, corridrice, il bacino si era ristretto troppo per sopportare una crescita in utero completa. Il valore aggiunto che si ha è che il cervello del bimbo pare continui a formarsi, con tutti gli stimoli esterni del caso (tra cui il linguaggio) anche fuori dal grembo. E questo ne permette una super crescita.
Questo meccanismo, apprendiamo, si chiama “esaptazione” (exaptation in francese). Prodotti secondari di adattamenti primari: esempio, le piume degli uccelli, probabilmente evolutesi con lo scopo di favorire la dispersione termica, e in seguito usate con profitto anche per volare.
Nessun commentoLe miniere di re Salomone

King Solomon’s Mines, di H. Rider Haggard (1885)
Ho finito da poco di leggere questo capolavoro vittoriano. Simpatico, per la trama e la luce che getta sul colonialismo europeo in africa nell’ottocento, ma a tratti, per la nostra sensibilità, francamente inquietante. Razzista, anti ecologico in una maniera imbarazzante, paternalista, eppure dentro ci si trovano tutta una serie di archetipi della letteratura pulp del novecento:
- la terra perduta, in genere forziere di segreti tremendi e ricchezze inaudite
- il trucco dell’eclissi per spaventare i “selvaggi”
- i buoni selvaggi
ecc..
Particolarmente disgustosa comunque la caccia all’elefante (gratuita, con nove elefanti uccisi solo per l’avorio) e l’immagine della dentiera di uno dei protagonisti, un ufficiale di marina di appena trent’anni che, tra l’invida generale, ha un set di denti finti perfetto. Disgustorama.
Leggere qui un interessante articolo di un pronipote di Haggard
Nessun commentoI pilastri della terra

Ho quasi finito di leggere (meno due pagine) il monumentale libro di Ken Follet. Devo dire che il libro si legge di un fiato, e forse lo definirei anche un bel libro. Ma non un libro scritto bene.
E’ divertente leggere dell’ Inghilterra a cavallo del XII e XIII secolo, meno pensare che una giovane fuorilegge inglese coeva di Thomas Becket possa essere definita “hot” da un passante. Non so, ma hot e’ una cosa che va bene a Las Vegas, o su MTV.. non li.
O infiniti dialoghi in cui, se ci si sofferma bene, si vede che la struttura e’ una lunga serie di “Aliena said:..” e poi “Tom said:..” e cosi’ via, anche se i dialoganti sono pochi. Onore a Follet che scrive dialoghi cosi’ serrati da far sorvolare su questi abbietti modi di scrivere.
O che dire della ripetizione di certi aggettivi (tipo flabbergasted), di uso cosi’ desuetamente anglico, da spiccare troppo tra le pagine?
Non e’ un certo bello scrivere. Ma la fabula e’, come ci si aspetta, avvincente. I colpi di scena si susseguono a ritmo inquietante, l’ambientazione e’ curata e i personaggi, anche se scavati nella pietra a tutto tondo, bianchi, neri o grigi, ma sempre monolitici col passare degli anni, suscitano sempre la mia simpatia.
Naturalmente il personaggio cui Follet dedica piu’ tempo, che descrive pagina dopo pagina, con didascalica perizia (si sa che gli americani faticano a distinguere un arco a tutto tondo da uno a sesto acuto) e’ la meravigliosa cattedrale.
E poco importa se in 40 anni i personaggi del libro inventano o scoprono tutte le astuzie che caratterizzeranno il gotico dei prossimi due secoli, alla fine la cattedrale, con la sua selva di pilastri, svetta su tutti e su tutto il libro.
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