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Solidarietà ai pastori sardi
Si fa un gran parlare di Sardegna ora.. prima il fattore “K”, poi i pastori. Personalmente, amen per il fattore “K”.. non mi sembra una gran perdita, peccato non abbia parlato di più, democristiano del piffero, e invece, grande solidarietà con i pastori sardi che protestano per salvare la pastorizia sarda, e soprattutto la pastorizia di pecore. I greggi, l’isola di granito e di mirto, il sole e il vento, Leopardi, e il pecorino grattuggiato e assaporato con l’Ichnusa e la salsiccia arrotolata. Pensate che la Sardegna importa più della metà del proprio latte ovino da fuori..
Solidarietà dunque a questi pastori, vecchi e giovani, che bloccano tursiti stupidamente imbufaliti e ora minaccciano di invadere la residenza di quel cretino del nostro presidente del consiglio (che vorrebbe essere premier, ma, ahimé, la Carta glie lo impedisce..). Speriamo solo non li turlupini con veline e apicelli vari. E le solite promesse da marinaio. Broddoi, a noi. Forza Sardegna! Brucate a morte villa certosa!
Nessun commentoCinghiali e mufloni
Per la serie, perché corro, eccone un’altra: corro perché mi piace, e perché si fanno sempre incontri strani: a Torino, correndo al Valentino, becco sempre la polizia a cavallo (spesso.. non sempre) ma sempre sempre i conigli.. decine di conigli (non lepri… proprio conigli..) piccoli (probabilmente quando crescono é il momento in cui incontrano predatori naturali o no, tipo l’uomo) verso le Vallere.
Correndo in Sardegna la cosa è chiaramente diversa: verso sera si incontrano vari tamarri, nonnetti che corrono (i giovani si sa, sono all’aperitivo) tra i quali includo me, e qualche buffo animale. Una mattina mi sono messo la sveglia alle 5 per farmi dal Golfo di Marinella alla cima di Capo Figari, sopra Golfo Aranci. Con la mia consueta meticolisità avevo guardato, la sera prima, le distanze. Con Google (o gugol) a occhio, mi sembravano circa 20km.. niente di che.
Parto verso le 5:35 e alle 6 e poco più inizio una prima deviazione che, secondo me, avrebbe potuto accorciare la strada per il capo. Niente di che.. salgo tra sterpaglie al limitare di Golfo Aranci, ma dopo poco non riesco ad andare avanti. Per fortuna che nel Camelback avevo il mio iPhone.. nerd ma cmq utile.. niente.. torno indietro, avrei dovuto prendere un’altra deviazione, la prendo: anche qui sbaglio un poco ma poi trovo la strada e mi avvio dietro un blocco di case nuove all’inizio del paese, semi campagna. Corro e a un certo punto, behold, una mamma cinghiale con tre chinghialetti! Disturbati dal mio ansimare, scappano dalla macchia ai piedi del muro di cinta in cui stavano grufolando, e si inerpicano per le prime pendici di capo Figari. Spariscono nella macchia. Che é veramente macchia: arbusti seccarelli e spinosetti, alti meno di un metro. E fanno “Oink OinK”.. e rispondono altri cinghiali..
Mi sembrava di essere nell’immortale tavola di Asterix in Corsica, laddove nella macchia mediterranea, capo clan coris e cinghiali fanno indistintamente “Oink” come suono, o segnale di riconoscimento..
Ma non era finita. Dopo pochi minuti, e un altro cambio di strada, perché sì, avevo sbagliato di nuovo, mi rassegno a fare la strada segnata da Google.. litoranea più salita diretta, ecco che dopo la stazione di Golfo Aranci, laddove ci sono binari morti di parcheggio e manovra, vedo a fianco della strada 4 mufloni che corrono, anche qui spaventati da me. Io ero spaventato, altro ché.. cmq continuo a correre per qualche metro e uno di loro salta attraverso la recinzione, mi attraversa la strada davanti, e prosegue su per il monte. Gli altri 3 corrono all’impazzata sulle massicciate della ferrovia, spaventati. Io invece, quando quello mi è saltato davanti, ho piantato un urletto, strozzato dalla fatica. Cappero, un muflone.. a 5 metri!






Qualche foto ve la siete meritata, pessime.. devo dire ma cmq.. fatte col cellulare (che mi ha indicato la strada) e la settimana dopo quando sono tornato in bici. Panorama stupendo, la mattina poco dopo l’alba, si vede tutto il mare.
Le foto brutte sono: una della ferrovia (fatta dalla bici, al volo) dove ho visto i mufloni, una settimana prima, e dietro il complesso di case dove ho visto i cinghialetti. Il resto sono dalla cima di capo Figari, e cala Corsara, splendida, alla mattina, ai piedi del capo.
Alla fine ho fatto quasi 30km, non previsti, malamente e con la lingua penzoloni sotto il caldo, dopo aver tentato invano di prendere un treno e/o un taxi..ma era domenica mattina, e non c’era niuno.
Nessun commentoFreewheeling the Bay
Dopo mesi di duro allenamento sul colle della Maddalena nostrano, e sui montielli pedemontani, finalmente metto a buon frutto il callo del ciclista, pedalando su e giù per le strade di San Francisco, e soprattutto per la Baia. Devo dire, veramente spettacolare. E veramente, come è ovvio, veramente su e giù.
Qui metto due foto della gita che da Downtown, attraverso il Golden Gate, mi ha portato a Sausalito, poi Mill Valley, poi al monte Tamalpais (m 784) e poi ai Muir Woods. Comunque la si veda, la baia, il ponte, tutto il resto è veramente spettacolare, anche con la nebbia che è sempre abbondante. Direi, anzi, grazie alla nebbia.
Qui trovate il tracciato della gitarella, chiusa con il traghetto che passa vicino ad Alcatraz. http://connect.garmin.com/activity/35816018
Bellissimo. Tra l’altro il monte Tamalpais pare sia la culla della MTB, e io, modestamente, senza saperlo (prima di partire) ho fatto proprio in discesa le strade tagliafuoco sterrate, e i sentierini fino a Muir Beach. Divertentissimo!! con il cancello che ho affittato, e il lucchettone a U che sbatacchiava contro il portapacchi (!!) facendo un rumore d’inferno, ma con due freni a disco a cui non ero abituato.
La vista è spettacolare, sia il ponte (chiaramente) avvolto nella nebbia alle 7 di mattina, sia la baia dall’alto. Ora che ci penso, secondo me quelli della Rockstar Games per fare GTA Vice City si sono ispirati a SF.. c’è tutto: il quartiere ispanico, il lungomare zarro, i grattacieli, gli idrovolanti, la marina, il golf club, gli elicotteri, e ponti.. ponti.. barche a vela, a motore e c’è pure la fog of war, che è forse la cosa più sorprendente di San Francisco: la mattina presto (ma anche dopo talvolta) la cima dei grattacieli non si vede, perché avviluppata dalla foschia, e idem la cima delle colline, o gli edifici lontani più di qualche isolato.
Poi ci sono le sequoie sempreverdi, redwood, pieno. A Mill Valley la gente costrusce case su palafitte per gli erti pendii per abitare in mezzo a loro. E nel Muir Wood è pieno. Sono un cane a fotografare, ma la luce che penetra dall’ombrello di foglie mette in scacco qualunque esposimetro.
Infine ringrazio quelli di Blazing Saddles per il supporto e per gli orari che gli ho fatto fare. Approfittando del jet lag un giorno ho anche preso la bici poco prima delle 6.. di mattina. Mai successo.
2 commentiLondra gotica (e verde)
Il cuore di Londra, a Nord (anzi, come dicono loro, The NORTH), batte verde e gotico. È pieno di parchi, immensi, vecchi tracciati della ferrovia ora in disuso e trasformati in sentieri, con la vegetazione a bordo tracciato che cresce libera e rigogliosa. Case piccole, le solite, e cimiteri pieni di muschio, edera, e piante che coprono le lapidi. Il tutto in rigorosa salita (e rara discesa) per permettere di vedere, tra l’altro, Londra dall’alto senza andare sul London Eye. Bellissimo e gotico, ovviamente nel senso ottocentesco del termine, il cimitero di Highate. Tra i seppelliti illustri, il mai troppo compianto Karl Marx, e sorpresa, l’altrettanto mai troppo compianto Douglas Adams. Il fogliettino del cimitero mi suggerisce una citazione bellissima che cito a memoria: “I love deadlines, I like the swoosh they make as they pass by..”. Notare la, quantomai appropriata, maglietta a maniche lunghe che portavo..
Infine due belle soprese: finalmente coronati due sogni in uno: a distanza di poche ore l’Imperial War Museum a Bedlam, e la centrale di Battersea: meglio che in un film






Jeff Koons a ki?
Parigi riserva sempre bellissime sorprese. Nell’ultima visita, almeno due, ma soprattutto una: che dire di questo quadro trovato girovagando per l’ennessima volta all’Orsay, che è in parziale ristruttrazione. Tra quadri che mancano (perché a San Francisco, si scoprirà dopo) e quadri tirati fuori dagli scantinati, ecco che uno si imbatte in un Pellizza da Volpedo (che non vede) e toh, un Jeff Koons. Ma.. un momento.. 1894?? Non può essere il nostro beneamato erotomane, eppure.. eppure, lo stile iperrealista dell’armatura, le procaci e provocanti ragazze (e ragazzi) che, in inglese diremmo “frolicking” nel prato, sembrano usciti da un pictorial degli anni ‘80. Invece trattasi di Georges Antoine Rochegrosse, e il quadro è nientepopodimenoche tratto dal Parsifal. Pensa te, e il museo d’Orsay, cosa mi racconta sul quadro poi…
Di tutto altro tenore il museo Carnevalet, che complice il lassismo imperante anche in Francia, mi ha permesso finalmente di fotografare, per la gioia di tutti gli amanti del Liberty, il negozio Fouquet disegnato da Alphonse Mucha: sublime.
Nessun commentoVittoriana europea
Chi mi conosce sa del mio amore per il ferro-vetro (leggero preludio a certo Liberty) e dell’epoca vittoriana tutta (o quasi), meglio se declinata in steam punk. Per questo quando giro in giro, non perdo occasione di ammirare strutture in ferro e vetro e pietra degne della regina Vittoria.
In Belgio, la chiamerei Leopoldiana, notevoli esempi sia a Bruxelles (parco del 50enario, 1881, e stazione centrale di Anversa (1895/1905). Cito anche un anonimo (e credo più tardo viadotto a N di Brüsel Midi/Zuid).
In Spagna ho trovato la vecchia stazione di Atocha, a Madrid, (di un collaboratore di Eiffel) eil palazzo di cristallo, nel pardo del Buen Retiro di Madrid, 1887. Lo stile potremmo chiamarlo Alfonsino?
Nessun commentoBrüsel
Questa recente visita a Bruxelles e Anverse (o Antwerpen) è stata molto soddisfacente, sotto tanti punti di vista, tanto è che con un certo stupore mi sono detto che devo tornare, tante sono le cose che non sono riuscito a vedere.
Comunque sempre bello il liberty (ho scoperto tante casette nuove), fumetti a chili, angoli nascosti, e architetture vittoriane. O meglio, leopoldine, costruite anche queste con il sangue e il sudore delle colonie, e in questo caso dei possedimenti personali di Leopoldo II, il famigerato Congo belga a cavallo tra 8 e 900.
Ad Anversa ho anche incontrato.. un gruppo di Comunisti, che protestavano pacificamente e, tra un’Internazionale cantata in olandese e altre canzoni, hanno intonato (neanche troppo male) una bella Bandiera Rossa, in italiano. Completa di doppie saltate..non ho potuto fare a meno di unirmi al coro, sottovoce.
Tra le cose ancora da fare, un giro nelle fogne di Anversa che pare sia molto divertente.
Ho comprato finalmente alcuni fumetti della serie delle Cités Obscures di Schuiten (che pensavo, avendo un nome francese come François, si leggesse, “sciuitien”, invece pare sia una cosa “scuitien” con la C dura.. argh). E ho visto la Maison Autrique, la prima casa di Victor Horta, qui interpretata dallo stesso Schuitien. Bella.
Tra le cose fatte, Bruxelles ha un sistema di bike sharing che è lo stesso del Velib di Parigi, solo che si chiama Villó. Molto comodo. Ho girato come un ossesso e ho scoperto che la città è orrendamente tutta su colline.
Ho visto quartieri belli, e altri meno belli, ma tutti interessanti. Qui un pò do foto.
The Smoke

Questa mia ultima (18-21 febbraio) visita a Londra è stata particolarmente eclettica. L’inizio è stato un classico: siccome il gran tempio massonico di Great Queen Road risulta essere sempre tra i piedi, questa volta ci sono anche entrato, destreggiandomi tra modelle e stilisti in erba che giravano per le stanze: risultava infatti essere affittato per uno dei mille eventi della London Fashion week che iniziava proprio quel venerdì.
Il tempio, per quel che ho visto, è in un pesante stile deco, ricco di simboli (massonici, stelle di david, ecc..) e di paraphernalia nel piccolo museo allegato.



Un altro giorno sono capitato davanti al mercato della carne, in Smithfield. Bellissima architettura vittoriana, smisurato, ha delle vie che si chiamano “East Polutry Avenue” e “West Polutry Avenue”. Superiore. Peccato alle 10 di mattina fosse tutto già svuotato, visto che fanno mercato dalle 5 alle 8, roba così. Di fronte, comodo fiume (si fa per dire) la London Port Authority.
Un pomeriggio, serendipicamente come solo capita a Londra, teatro nel West End: The 39 Steps, bellissimo, molto divertente. Anche se è tratto da Hichcock, e ancor prima da un romanzetto di Buchanan di spionaggio, è stato realizzato un pò alla Monty Puthon, un pò prendendo in giro lo stiff upper lip degli inglesi di inizio ‘900, e soprattutto con 4 attori che coprono tutte le parti. Considerando che il protagonista (dotato di splendidi pencil moustaches) non cambia parte, vuol dire che gli altri 3 fanno i trasformisti, con la voce, con un cappello, con un gesto, con effetti comici più o meno volontari. Il Criterio theatre, peraltro, come tutti i teatri del west end, è piccolo, ma delizioso, tutto piastrellato.
Infine, una puntata al bellissimo museo ottocentesco dell’architetto Sir John Soane. È un museo privato, gratuito, nella casa del suddetto architetto, georgiana con facciata classica. Il museo/casa è così pieno di roba che non si può entrare con gli zaini pena distruggere ninnoli romani, quadretti barocchi, statuine ecc. C’è un meraviglioso sarcofago egizio scavato in un pezzo intero di alabastro (ovviamente l’architetto ha dovuto fare tirare giù qualche muro per farlo entrare..) scartato dal British Museum perché costava troppo (sic!) ma soprattutto c’è una stanza dei quadri.
La casa era grande ma non enorme, e mi immagino la signora Soane che disse un bel giorno al marito: “se entrano altre porcate (quadri) esci tu, caro..”. Il geniale architetto ha dunque arredato una stanza (con soffitto a vetri per ricevere la maggiore illuminazione) con delle pareti di legno montate su perni. Le pareti, ricoperte di quadri di Hogarth, dunque si aprono come fossero enormi porte a due battenti, e all’interno dei battenti, miracolo, altri quadri, appesi dietro e sui battenti stessi. Addirittura una parete ha due ordini di battenti, uno dentro l’altro, a racchiudere infine una stanza segreta.
Mirabili, acquarelli di Piranesi con vedute di Paestum, che da soli secondo me valgono il viaggio a Londra. Imperdibili.
E per quanto riguarda il cibo, complice il capodanno cinese, ho assaggiato la barba di drago: dolcini che un tempo si facevano solo per l’imperatore del celeste impero, fatti manipolando e stirando u impasto di miele e farine, fino a renderlo filamentoso. Buono!
Per tante altre cose rimando ad apposite sezioni di foto Vittoriane che caricherò in seguito.
Combal punto Zero
http://torino.repubblica.it/dettaglio/se-lo-chef-ti-cambia-la-vita/1867963
Oggi leggendo su Repubblica mi è caduto l’occhio su questo articolo. Posso testimoniare, gli amici lo sanno, che è quasi vero. Purtroppo, ahimè, non mi ha cambiato la vita, ma per una settimana dopo essere stati al Combal siamo stati come in trance, con un perenne sorrisetto soddisfatto e incredulo sulle labbra.
Siamo arrivati da Scabin divertiti, ma scettici. Abbiamo preso il menu creativo, quello famoso, con il CyberEgg, le ostriche virtuali.. e abbiamo scoperto che c’è molto altro: c’è la minipizza in bicchiere, con tanto di birra, il menu trattoria, con bicchierino di barbera e carte da gioco, per citare solo i più semplici. Ci sono cose deliziose, cose particolari, ma il cibo, glia bbinamenti col vino, la cornice certo, splendida, rimane impressa.
A degna chiusura, dopo dolcini particolari, palloncini ripieni di elio per parlare come paperino, e Scabin che gira tra i tavoli a salutare i commensali.
E la sorpresa: uscendo la sera, a guardare Torino dall’alto, ci siamo trovati allegri, sulle nuvole, e perfettamente satolli. Sazi. Non come nelle barzellette sulla nuovelle cuisine.
Lo consiglio, vale ogni euro speso. È un ristorante che rimane dentro per tutta la vita. Vorrei solo averla veramente cambiata, ma questo non è un rimprovero a Scabin..
Nessun commentoMusei ottocenteschi, parte prima
Sabato finalmente con amici (tra cui Lord Pappadhum) abbiamo visto due divertenti musei torinesi, molto ottocenteschi: il museo Lombroso (di cui ho foto solo degli esterni) e il museo della frutta artificiale.
Di Lombroso, volenteroso scienziato imbevuto di un curioso misto di positivismo deteriore e di socialismo, altri diranno meglio: comunque non tutto dell’uomo è da buttare: ad esempio le sue idee sulla pena carceraria, sulle pene alternative, e sulle spiegazioni (e relative soluzioni) per debellare alla radice alcune forme di crminalità (spesso, correttamente direi, imputate a fattori esterni e di iniquità sociale e politica).
Ricordiamo inoltre le collezioni di crani di criminali.. tra cui, curiosamente, parecchi etichettati con “Sardo di Iglesias (Cagliari)”. Evidentemente nella scala evolutiva ottocentesca il Sardo di Iglesias (e non di Sassari) era particolarmente interessante.
Il vestito del brigante Gasparone, un folcloristico misto tra un mariachi, il vestito dei Tres Amigos e un costume da carnevale. Per nulla mimetico, di colori sgargianti.
Il kit del ladro cambrioleur quasi della belle epoque, tra tantissimi corpi del reato: torcia elettrica (sorprendentemente piccola), grimaledlli, pugnale e … mascherina copri occhi. Quella che ora si usa solo a carnevale, e che copre solo il contorno occhi. Per intenderci, quella che indossa il ladro inglese che ruba le botti con la pozione magica in “Asterix e i Britanni”. Quella che nessuno sano di mente userebbe, perché non nasconde le fattezze. Curioso. Come curioso il pugnale rituale del 1860 o iù di li, con didascalia quasi coeva “Pugnale rituale usato nel rito di passaggio del picciotto quando questo entrava nella camorra”. Alla faccia di chi dice che la camorra non esiste.
Il secondo è molto curioso: un professore pomologo della seconda metà dell’ottocento torinese ha riprodotto centinaia di frutti, con dimensioni, peso, apparenza e colore pari all’oroginale. Mi piace qui ricordare la Bigia di Giaveno, bella mela delle nostre colline. C’era anche una pera, la Tetta di Venere, mi sembra. Tantissima frutta, tantissime mele, pesche, ecc..di cui probabilmente si sono perse le tracce.
Qui i link:
Museo Lombroso
Museo della frutta




























