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Sacro e profano


Sacro e profano. Una chiesa e Alcatraz, chiamata cinematograficamente qui, la Roccia. La chiesa di santa Maria of the Assumption, è stranamente molto bella per essere moderna. A parte la Sagrada famiglia, in genere le chiese moderne, notoriamente, mi provocano la stessa emozione di un centro commerciale Panorama di periferia. E non è l’essere ateo, ve lo assicuro. Una cattedrale gotica, o romanica, mi lascia senza parole. E devo dire che questa chiesa di Nervi, alle 7 di mattina, quasi deserta, su una città appena sveglia, con una croce di colori in cima, dalla pianta a rombo, stranissima, è molto bella. Curioso trovare un nostro architetto così “industriale” qui. Ma una bella scoperta.
E dopo, imbarco di massa per Alcatraz. Che per gli americani è un mito, nella loro povera storia, e per di più mediato da molti film. Anzi solo dai film, tanto che le guide, i volontari, le audioguide e i pannelli passano metà del tempo a spiegare che non era come nel film. Era peggio per certi versi, meglio per altri.
Però sembra proprio di essere in Fuga da Alcatraz.. con le celle minuscole, le inferriate che scorrono, la galleria dei guardiani armati dietro la rete, la torre dell’acqua e soprattutto, il cortile per l’ora d’aria, con i gradoni dove complottare, i muri.. veramente, come tutta l’america, sembra sempre di essere dentro un film.
Dopo averci fatto vedere un po’ di cammini di fuga, e raccontato storie anche buffe, come di quello che al primo isolotto della baia, a pochi metri da Alcatraz, ha chiamato i guardiani per farsi riprendere.. o altri più drammatici, viene fuori che il tentativo di fuga di Clint Eastwood non si sa se sia riuscito o meno. Cadaveri non ne hanno trovati, ma ci sono tracce del fatto che siano arrivati a terra. E il resto è leggenda.
Nessun commentoMurales 1/2



Diego Rivera è stato un artista messicano molto importante nella prima metà del secolo, dichiarato comunista e sposo, tra l’altro, di Frida Kahlo. Incredibilmente ha lavorato parecchio in America, ma altrettanto credibilmente, solo prima della seconda guerra mondiale, non dopo in pieno Maccartismo.
Comunque, tra i vari lavori, più o meno pagati, alcuni fatti durante la grande depressione e durante il New Deal di Roosvelt, il quale (vedrete anche altri post) aveva genialmente applicato il principio di fare lavorare, nonostante tutto, anche gli artisti, pagandoli con fondi dello stato, anche per tenerli impegnati. È la benemerita WPA. Questi murales non sono diretto effetto della WPA, ma altri in giro per SF si, e l’atmosfera era comunque questa. Mi sono divertito a fare un bel giro per andarli a trovare nel SF City College (nella foto sotto, quello con davanti un enorme mezzo dei pompieri), a sud della città. I murales sono stati fatti in occasione della fiera internazionale di SF del 1940 che ha creato anche Treasure Island.
Il murale è intitolato Pan-American Unity – Unión de la Expresión Artistica del Norte y Sur de este Continente, e prefigura anche la guerra che ancora, per l’america, deve venire.
Notare come Rivera, ancorchè comunista (ma trotzkista diremmo) insieme a Hitler e Mussolini dipinge anche uno Stalin assassino (appunto, di Trotzy). E c’è tutto il grande Dittatore di Chaplin. Bello vedere che come sempre l’italia fa una figura da macchietta, ma di merda.
Potete seguire questo link e vedere qui i dettagli del murale
Per il resto.. bisonti (un po’ vecchiotti) nel Golden Gate park, e l’oceano, sempre bello. E un tram di Milano che gira allegramente, ancora utilizzato, per tutto il centro di San Francisco fino al mare. Notare il segnale di “Uscita”..
Ah, lo scavo che si vede nelle foto è uno scavo archeologico. Naturalmente essendo in america è uno scavo che vuole portare alla luce resti di … inizio ’900. Come recita la placca che accompagna il sito: “During the construction, a team of Park Service archaeologists, partners, and volunteers will carefully uncover this archaeological site to learn about the men, women, and children who visited over a century ago.” Over a century ago, c’erano degli stabilimenti balneari. Wow.
Nessun commentoPandemonium
Quando per la prima volta a San Pietroburgo (Leningrado) mi sono affacciato sulla Neva ghiacciata, verso le 23:20, con temperatura stimata -26, e vento, senza cappello e con le dita intirizzite, mi sono detto “ma io quest’immagine l’ho già vista”.. quasi. Una cosa così maestosa e folle, fatta di sterminate distese di neve coronate di palazzi barocchi e neoclassici, illuminati di luci gialle e rosse, con fumi alti dalle ciminiere, e fumo dal ghiaccio, io l’avevo già vista.
Solo che era l’immagine di un palazzo sottoterra, nel caldo atroce dell’Inferno di Milton: il Pandemonium, come dipinto da John Martin nel 1841, e visto tre anni fa al Louvre, girovagando.
E ditemi se non è uguale. Mi aveva colpito allora il quadro, e non sapevo perché. Ora so
R.I.B.
Dopo anni di onorato servizio, e migliaia di chilometri, la mia bici mi ha lasciato. Per puro caso mi sono accorto che il tubo cavo che accoglie il tubo del sellino era tenuto insieme solo più da pochi mm di acciaio, il resto era tutto tagliato.
Certo, non si può dire che abbia risparmiato la bici: ogni giorno in città da 5 a 15 km, collina, tanta collina e anche, mi fa ridere il pensiero, un po’ di downhill dalla Maddalena, da Superga e in giro per il piemonte. E questo non fa bene. Un giro della Corsica, e sì che tutti ridevano….
Comunque l’ho smontata, cannibalizzando tutti i pezzi utili e il mitico circuito e impianto elettrico, e l’ho rimontata su una 5.1 Decathlon nuova di pacca.
Rest in bike..
Nessun commentoSankt Peterburg e Ленинград



Sono stato 4 giorni a Leningrado, pardon San Pietroburgo.
Ci sono parecchie foto del viaggio in questa pagina.
D’inverno.. a febbraio. E devo dire che mai più potrò lamentarmi del freddo cane a Torino. Credo di avere sentito -26 gradi sulla pelle, di notte forse anche qualcosa in più.
A parte il freddo, la città è risultata veramente incredibile. E due cose porterò sempre con me: la prima notte, a camminare lungo la Neva ghiacciata, e vedere le rive delle 3 o 4 isole rilucenti di luci, e ciminiere, con i fumi vomitato in cielo, i fari a illuminare i palazzi, e il ghiaccio e l’acqua che fumava, e la mattina dopo, ad attraversare la neva dalla fortezza Pietro e Paolo, con le mani paralizzate dal freddo, e vedere l’acqua nera che di nuovo, fumava diabolicamente dietro il palazzo d’Inverno.
Sono felice d’averla vista col freddo e la neve. Tutto il bianco e il candore hanno coperto lo sporco che si sente e si vede. La città è orrendamente trasandata, a parte i palazzi barocchi (e neanche tutti). In ogni dove condomini fatiscenti, strade divelte e dissestate, blocchi di ghiaccio sporco, marciapiedi impraticiabili, anche in centro, anche subito a fianco (o sulla) Nevskij prospekt. Ma fa parte del fascino, così come fanno parte le macchine uscite dal peggior incubo sovietico, miste a SUV dei neomafiosi (o ricchi?) russi.. giuro, abbiamo visto un SUV completamente dorato. E non era vernice da 4 soldi..
I condomini… incredibili. Gli isolati sovieticissimi sono anche di centinaia di metri di lato, e allora è normale che dentro, e dietro le facciate, non sia tutto vuoto, ma ci siano altri palazzi, altre ali del condominio pricipale. Tutto si intravede da bassissimi portoni, corredati di guardiole stile Bulgakov. Ecco.. i portinai (che ora mi sembra non ci siano più), gli androni bassi e sporchi e bui, i cortili, le case dentro, buie.. questo si mi ricorda il Maestro e Margherita.
Ma poi arrivi in centro, e giri attorno all’Hermitage in un folle barocco colorato e ricoperto di neve e ghiaccioli, ed ecco che ti sembra di essere nel Michele Strogoff o forse nei Tolstoj che non ho mai letto (ancora..). E poi Zar, chiese di riparazione (come i Sacro Cuore a Parigi, qui si chiama Chiesa di Nostro Signore del Sangue Versato..nientepopodimenoche)..e canali e ghaiccio e bianco accecante e camminare sul mare ghiacciato e gelare fin dentro le orecchie e bere vodka per scaldarsi e correre nellla metro, tra ragazze bellissime e tante pellicce, e vedere gli omini (o donnone) al termine di infinite scale mobili, chiuse dentro un gabbiotto (questo ancora sovieticissimo) a controllare che tutto vada bene. E ridere per le traslitterazioni in cirillico di parole francesi, come il gettone per la metro (jeton) o la “tualet”
In tutto questo, all’Hermitage, ingresso gratis ai reduci dell’assedio di Leningrado, decorati con medaglia al merito dell’ordine di Lenin (credo). Furono più di un milione i decorati, dopo l’assedio. Erano molti di più quando l’assedio cominciò. È spaventoso vedere e sentire, seppur per poco, il terribile inverno russo e pensare di sopravvivere a un assedio.
D’altra parte, finalmente si capisce il famigerato generale Inverno, che per due secoli ha protetto la Russia zarista prima, sovietica poi, dagli invasori.
In breve, San Pietroburgo è da non credere e da vedere.
Possibilmente con la neve.
Sulle tracce di Adèle Blanc-Sec
Questa ultima visita a Parigi è stata anche sulle tracce dell’eroina dell’omonima serie di fumetti di Jaquest Tardi, da poco al cinema con una divertente riduzione di Luc Besson.
Comunque, anche gli Champs-Elysées addobbati a festa sono sempre carini. Ora le lucine sono led eco-friendly..
Si comincia dal Grand-Palais. Come ben noto che Parigi, insieme a Londra, è la capitale del Rivetto e del Ferro-Vetro vittoriano, che qui poi sfocerà nel liberty franco-belga. E dunque come prescindere dalla rara occasione di entrare nella navata del Grand Palais, questa volta addobbato ad ospitare il salone dell’Arte Francese (che nell’ottocento, immagino, fosse altra cosa). Il salone è una mera curiosità. Di medaglie d’oro ce ne sono poche, e in genere sono meglio quelle d’argento. C’è anche, istituzionalizzato, il salone “off”..ma la star è il palazzo che, di sera, assume colori veramente curiosi.
Due giorni dopo, sulle tracce di Adèle e dello Pterodattilo (da Adèle et la Bête), finalmente si arriva al Jardin des Plantes, complice anche l’ottima e solita Routard. Si inizia con uno spettacolare e inaspettato padiglione very much vittoriano, tutto rivetti, teche e scheletri classificati.. di vertebrati moderni al pian terreno, di mastodonti antidiluviani al piano superiore. Superbo!
La statua all’ingresso del museo, in delizioso stile positivista, rappresenta un orango che strangola un uomo (forse un buon selvaggio). QUale miglior monito al fatto che la natura, soprattutto se selvaggia e non civilizzata dall’uomo occidentale, uccide?
Si prosegue poi in simpatiche serre di acclimatamento tutte rivettate per arrivare poi alla Grand Galerie de l’Evolution, meno vittoriano ma, per altri motivi, ancora più sbalorditivo..
Nessun commentoAnimali del piemonte
Il piemonte si sa, è regione ricca di animali: dal bue grasso di Carrù, alla gallina prataiola delle parti del canavese, ai maestosi stambecchi del Gran paradiso, ai galli cedroni delle valli alpine, per finire con le piattole di piazza Vittorio.
Ma si sa che è nella collina torinese che il Piemonte dà il suo meglio: mucche, tante, verso i 500 m.s.l.m, qualche pecora, verso il fondo di Corso Regina, qualche capra, sempre in collina (tutte viste da me).. e gli immancabili conigli delle Vallere e i piccioni.
Ma, quando siamo saliti in bici per San Mauro, direzione Superga, tuttadritta, mai avrei immaginato di beccare dromedari (sono quelli con una gobba, vero?), lama ed emù, che fanno “tok tok” con la gola, come un tamburo. Il tutto in un giardino cintato tra improbabili larici.
Ecco qui il tracciato su Garmin Connect. La villa con zoo annesso è circa a 50 minuti dall’inizio.
Nessun commentoCalifornia 4/4: Stanford a 8 corsie
Per chiudere la parentesi turistica, prima di partire, il Lunedì, abbiamo fatto una bella visita al campus di Stanford. Certo che questo signor Leland sapeva come fare le cose. Colonne doriche, bugnato, e solidi muri di pietra. La chiesa al centro del campus, raccontava mio padre, in onore alla politically corectedness, è ora un luogo di incontro multiconfessionale.
Ah, comunque ho anche guidato io sulle mitiche auto americane a cambio automatico. Nulla di che, noiosissime. La cosa inquietante sono gli svincoli giganti con 4 corsie o più per senso di marcia. Avvicinandoci all’SFO ho avuto puri momenti di panico ad imboccare una sequenza di svincoli che poi si è rivelata giusta.. per puro sesto senso.
Nessun commentoCalifornia 3/4: Aglio e Big Sur
Domenica abbiamo puntato a Sud. Notare che in ogni gita al di fuori del nostro motel si passava vicino al mitico SLAC (Acceleratore Lineare di Stanford).. per me, figlio di fisici, un tuffo al cuore.
Abbiamo puntato decisamente verso Cupertino, San Jose e via dritti passando per la capitale mondiale dell’aglio (Gilroy.. giuro l’odore di aglio si sentiva dalla freeway) e via fino a Laguna Seca (ignorante me, pensavo fosse in Spagna), Monterey e Big Sur. Patria della famigerata beat generation, che a me provoca tanta noia, però devo dire.. Big Sur e la costa da Monterey verso Sud sono veramente da togliere il fiato. Poi su, dopo aver passato il negozietto immancabile di paccottiglia beat/new age, una curiosa upupa, verso Carmel delizioso paesino per ricchi sul mare, e la scenic drive della penisola di Monterey.
Ora, ho scoperto che sull’oceano gli americano sono come gli italiani: in spiaggia ombrelloni, teglie di lasagne, panze e sdraio. Ora, magari le lasagne erano hamburger o tortillas, ma per il resto, idem. Solo l’acqua era gelida come neanche ad Oslo. Ed era il 12 Giugno.. La penisola di Monterey è spettacolare. Avvolta da una mistica nebbia, piena di alberi dalle forme scolpite dal vento, isolotte coperte di guano, gabbinai, otarie e leoni marini, e tanti cipressi. Solitari.. uno addirittura è un marchio che si può fotografare solo per uso privato visto che è il simbolo del consorzio che gestisce la penisola.. e pieno di campi da golf tra i quali il mitico Pebble Beach. Vale il viaggio.
Al rientro siamo anche passati per Santa Cruz, ma solo facendo una simpatica coda. E la sera, tutti a mangiare alla Buca di Beppo, che mio pare pensava fosse un genuino ristorante italiano di Palo Alto, e invece è un orrendo franchising italiano con alle pareti immagini degli anni ’50, del nostro mezzogiorno, e sui bagni per uomini la scritta “Goomba” (leggesi “cumpà”… sic!). In più è tradizione del locale festeggiare i compleanni degli avventori con una agghiacciante canzone cantata in coro dai camerieri (che sono per la maggior parte siriani e svedesi) con parole italo-americane sulle note immortali di Funiculì Funiculà. La pizza in compenso era buona. Ma solo la Margherita..
Nessun commentoCalifornia 2/4: Coppola e il BBQ
Il giorno seguente, sabato, siamo andati a Nord attraversando il Golden Gate che è sempre bello. Marin County (dove ero stato in bici, e dove soprattutto c’ é lo Skywalker Ranch di George Lucas, arf..) e poi su verso Sonoma Valley e Napa Valley. Puntata della memoria ad Asti, California, colonia astigiano-svizzera di inizio secolo con vineria, dove abbiamo comprato tanti cavatappi (!) e fatto foto ai vigneti con annesse palme. Poi giù verso Calistoga (!!!! bellissimo, era da anni che leggendo avventure di Paperino e Paperone, di Barks e non, sognavo di vedere Calistoga) e poi Napa (il cuore della valle). Buffe cittadine che sembrano uscite da un film western, tutte finte. Giuro.. i palazzi americani in queste cittadine minori (e vale anche per Palo Alto) sono tutte di cartapesta. Giuro.. ho passato due giorni a bussare con le nocche sui muri e suonavano sempre vuoto. C’è una struttura di cemento armato (se va bene) e poi l’aspetto esterno cambia con l’uso: un negozio di cheese cake: chiaro, si fa in stile Maya.. e via di cartongesso, una libreria, in stile adobe spagnolo, e via.. una banca, in stile Wells Fargo, e via di archi finti e colonne posticce. Comunque.. dopo Napa siamo stati al Vineyard di Sattui. Carino, organizzatissimo, ed essendo sabato, pieno di amerikani in picnic e feste… tenerissimi, c’era anche gente che non beveva alcoolici. Cmq, un buon bbq (rovinato dalle solite salse) e un bel vinello bianco di produzione locale, infine un meritato pisolo sul prato sotto le fronde di alberi californiani con un tappeto d’erba incredibile.
Ah, ma il momento clou è stata la visita al Francis Ford Coppola winery.. nello spaccio c’ereano anche conserve di pomodoro in stile italico, gadget bellissimi che ahimé non ho comprato, e gente che degustava già alle 11 del mattino. Ho comprato un buono Zinfandel (Director’s cut) che ho portato in Italia. Buono, e bravo Coppola!
La sera cena in un tipico ristorante finto creolo di Palo Alto.
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