lug 4

I pilastri della terra


Ho quasi finito di leggere (meno due pagine) il monumentale libro di Ken Follet. Devo dire che il libro si legge di un fiato, e forse lo definirei anche un bel libro. Ma non un libro scritto bene.

E’ divertente leggere dell’ Inghilterra a cavallo del XII e XIII secolo, meno pensare che una giovane fuorilegge inglese coeva di Thomas Becket possa essere definita “hot” da un passante. Non so, ma hot e’ una cosa che va bene a Las Vegas, o su MTV.. non li.
O infiniti dialoghi in cui, se ci si sofferma bene, si vede che la struttura e’ una lunga serie di “Aliena said:..” e poi “Tom said:..” e cosi’ via, anche se i dialoganti sono pochi. Onore a Follet che scrive dialoghi cosi’ serrati da far sorvolare su questi abbietti modi di scrivere.
O che dire della ripetizione di certi aggettivi (tipo flabbergasted), di uso cosi’ desuetamente anglico, da spiccare troppo tra le pagine?

Non e’ un certo bello scrivere. Ma la fabula e’, come ci si aspetta, avvincente. I colpi di scena si susseguono a ritmo inquietante, l’ambientazione e’ curata e i personaggi, anche se scavati nella pietra a tutto tondo, bianchi, neri o grigi, ma sempre monolitici col passare degli anni, suscitano sempre la mia simpatia.
Naturalmente il personaggio cui Follet dedica piu’ tempo, che descrive pagina dopo pagina, con didascalica perizia (si sa che gli americani faticano a distinguere un arco a tutto tondo da uno a sesto acuto) e’ la meravigliosa cattedrale.

E poco importa se in 40 anni i personaggi del libro inventano o scoprono tutte le astuzie che caratterizzeranno il gotico dei prossimi due secoli, alla fine la cattedrale, con la sua selva di pilastri, svetta su tutti e su tutto il libro.

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