lug 12
Il grande Giwangi
Dal solito tiretto del secretaire di Nantes, una seconda pergamena, appartenuta ad una vecchia zia di Michael Argyle, ultimo signore di Arguebottom.
La pergamena appartiene probabilmente ad un lascito ancora più antico, giunto nelle mani del Lord prima della sua partenza per l’Africa nera, e che ne giustifica la fascinazione per i misteri più … misteriosi.
Secondo eruditi e studiosi, tra cui itiamo il classico Markowitz nell’edizione in-folio Venezia-Cherubini del 1608, la bestia raffigurata è un “draco sic nullus visus est ab urbe condita et nec ante”, il cui respiro “mortificat corpum oramque et ammorbat aerem aquamque”. Un po’ generico, ma rende bene l’idea. Secondo studiosi più tardi, in contatto con esporatori e viaggiatori sudafricani e tedeschi, si tratta del Giwangi, bestia mitica definita dai più gentili “antidiluviana”, da altri come “molto vecchia” che si aggira nei pressi dei crateri spenti delle pianure centrali, e divora in un sol boccone alberi e giraffe.
Una nota, molto promettente, dice che una seconda pergamena era stata trovata e che dettagliava ulteriormente il mostro e il suo habitat. Stiamo ancora battendo i mercatini delle pulci e gli svuotasoffitte di mezza Europa.
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