lug 29
Il linguaggio
Ho finito di leggere un leggero libello di una serie francese intitolata “La plus belle histoire de..”, nel mio caso del linguaggio. Interessante la parte di paleoantroplogia e di ipotesi sulla nascita del linguaggio.
La teoria che porta avanti uno degli autori è che il linguaggio non si sia sviluppato per rispondere a una necessità umana (il che sarebbe, in altre forme, lamrakiano), ma come sottoprodotto di altre mutazioni evolutive: esempio, la discesa della faringe nel cavo orale, conseguente all’adattamento dei primi ominidi alla corsa nella svana (aumentata cassa toracica, forma a barile e non più a pera dei polmoni, abbassamento di tutto l’apparato).
Oppure, molto poetico, ipotizzare che il linguaggio in senso stretto sia stata una necessità per verbalizzare ciò che, a gesti o in altri modi, non si poteva comunciare, tipo le storie “de paura” raccontate dai primi ominidi che, domato il fuoco, la sera si trovavano tra le ombre e le fiamme, impauriti ed orgogliosi, ad affrontare la notte da titubanti padroni della luce.
Apprendiamo inoltre che, secondo certe teorie, il bambino umano nasce prematuro, in confronto ad altri mammiferi paragonabili. Questo perchè nella femmina dei primi ominidi, corridrice, il bacino si era ristretto troppo per sopportare una crescita in utero completa. Il valore aggiunto che si ha è che il cervello del bimbo pare continui a formarsi, con tutti gli stimoli esterni del caso (tra cui il linguaggio) anche fuori dal grembo. E questo ne permette una super crescita.
Questo meccanismo, apprendiamo, si chiama “esaptazione” (exaptation in francese). Prodotti secondari di adattamenti primari: esempio, le piume degli uccelli, probabilmente evolutesi con lo scopo di favorire la dispersione termica, e in seguito usate con profitto anche per volare.
Nessun commentoNessun commento
Lascia un commento
