dic 2
Il paradiso della classe operaia
Prima della proiezione de “La classe operaia va in paradiso” (Elio Petri, 1971) durante il TFF, c’è stato un interessante introduzione di Sergio Toffetti (direttore della Cineteca Nazionale). Oltre a parlare di conservazione della proprietà intellettuale (secondo lui, ironicamente, è proprio agli “aventi diritto” che NON si deve lasciare il compito di preseravare il patrimonio culturale e documentale), ha affrontato il tema del colore e della maniera di vedere dei film italiani usciti in quegli anni.
Diceva che Petri, un po’ schiacciato sotto l’etichetta di regista “impegnato”, aveva anche una sua particolare estetica grafica, molto viva, e che pescava a piene mani nel periodo pop di quegli anni. Anche se la copia non era perfetta (a suo dire), in effetti si notava una esplosione di colori forti, talvolta, di arancioni, di rossi, di blu, veramente pop.
Lo sospettavo prima, ma dopo questo film penso che Gian Maria Volontè sia stato il migliore attore italiano che abbiamo avuto. Basta vedere l’espressività della sua voce, e mio dio, quegli occhi.. persino la sua pelle (in questo film rovinata dalla fatica, dalla fabbrica, dal freddo) è espressiva.
Molto bella (soprattutto in alcuni passaggi) infine la colonna sonora di Morricone, con un tema che a me ha fatto venire in mente il tema di Saruman nel Signore degli Anelli. Appena riesco a tagliarne un pezzo pubblicherò i due spezzoni.
Nessun commentoNessun commento
Lascia un commento
