feb 8
Musei ottocenteschi, parte prima
Sabato finalmente con amici (tra cui Lord Pappadhum) abbiamo visto due divertenti musei torinesi, molto ottocenteschi: il museo Lombroso (di cui ho foto solo degli esterni) e il museo della frutta artificiale.
Di Lombroso, volenteroso scienziato imbevuto di un curioso misto di positivismo deteriore e di socialismo, altri diranno meglio: comunque non tutto dell’uomo è da buttare: ad esempio le sue idee sulla pena carceraria, sulle pene alternative, e sulle spiegazioni (e relative soluzioni) per debellare alla radice alcune forme di crminalità (spesso, correttamente direi, imputate a fattori esterni e di iniquità sociale e politica).
Ricordiamo inoltre le collezioni di crani di criminali.. tra cui, curiosamente, parecchi etichettati con “Sardo di Iglesias (Cagliari)”. Evidentemente nella scala evolutiva ottocentesca il Sardo di Iglesias (e non di Sassari) era particolarmente interessante.
Il vestito del brigante Gasparone, un folcloristico misto tra un mariachi, il vestito dei Tres Amigos e un costume da carnevale. Per nulla mimetico, di colori sgargianti.
Il kit del ladro cambrioleur quasi della belle epoque, tra tantissimi corpi del reato: torcia elettrica (sorprendentemente piccola), grimaledlli, pugnale e … mascherina copri occhi. Quella che ora si usa solo a carnevale, e che copre solo il contorno occhi. Per intenderci, quella che indossa il ladro inglese che ruba le botti con la pozione magica in “Asterix e i Britanni”. Quella che nessuno sano di mente userebbe, perché non nasconde le fattezze. Curioso. Come curioso il pugnale rituale del 1860 o iù di li, con didascalia quasi coeva “Pugnale rituale usato nel rito di passaggio del picciotto quando questo entrava nella camorra”. Alla faccia di chi dice che la camorra non esiste.
Il secondo è molto curioso: un professore pomologo della seconda metà dell’ottocento torinese ha riprodotto centinaia di frutti, con dimensioni, peso, apparenza e colore pari all’oroginale. Mi piace qui ricordare la Bigia di Giaveno, bella mela delle nostre colline. C’era anche una pera, la Tetta di Venere, mi sembra. Tantissima frutta, tantissime mele, pesche, ecc..di cui probabilmente si sono perse le tracce.
Qui i link:
Museo Lombroso
Museo della frutta
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