ago 6
Esperimenti fatti coi piedi
Da qualche tempo, correndo, mi è venuta una specie di tendinite alla gamba sinistra. Inoltre sempre da un po’ di tempo, leggevo qui e là di altri modi di correre, più naturali (forse).
In pratica si tratta di correre sull’avanpiede, senza appoggiare il tallone, e sfruttare l’elasticità e l’ammortizzazione offerta dall’arco plantare quando si poggia l’avanpiede, invece di sfruttare il cuscinetto di gel delle moderne scarpe da corsa.
In questo Internet è devastante: si trovano tutte le peggio notizie e informazioni (o pseudo tali). Comunque, al mare, avevo deciso di non allenarmi per lasciare riposare il tendine, ma ovviamente non ho resistito e..
..ulteriore premessa: da un pò volevo affrontare le FiveFingers della Vibram, le scarpette con le dita. Sul loro sito c’è scritto che, per correre, è meglio allenare prima il piede a “sentire” senza scarpe, e dunque fare brevi allenamenti di corsa a piedi nudi..
Così ho fatto: sulle piastrelle autobloccanti del marciapiede che fiancheggia la strada che va tra i vari villaggi del golfo di Marinella, ho iniziato a correre, sull’avanpiede: 500mt, tutto ok, 700, ero soddisfatto, a 900 sento come una piccola spina sotto un dito: dopo un poco mi fermo, alzo il piede e vedo una roba, tiro, ed era la pelle di una bolla che si era fatta nel giro di pochi minuti, e già esplosa. a 1050mt, non riuscivo più a correre: tutta la pianta dei piedi era una vescica unica, comprese anche vesciche di lato all’alluce. Sono tornato a casa camminando, anzi caracollando.
Nei 10 gg seguenti il piede si è risistemato, anzi, le vesciche sotto si sono sistemate quasi subito, quelle di lato, aperte non so come nella carne viva, tra sport acquatici e sabbia ce ne hanno messo un po’.
Comunque, forte di questa esperienza, tornato a Torino, ho comprato delle bellissime FiveFingers Sport, che ho indossato un paio di sere, tra l’orrore degli astanti (e anche un po’ mio), ma con molta soddisfazione, e poi provate su una corsetta di 2km, tra andata e ritorno.
Risultato: la pianta del piede, come nuova, non ha sentito nulla. I polpacci, che a correre sulle punte non erano abituati, sono diventati due palle di roccia doloranti piene di acido lattico, e non si sono ancora sciolti…
Piccolo addendum: dopo 6 giorni ho fatto 2.5km con le fivefingers al mare. Nello stesso posto dove mi sono devastato i piedi inizialmente. Nessun danno al sottopiede, fatica media al polpaccio..
Nessun commentoago 3
Spettacolo spaziale


Devo proprio ripetermi: Battlestar Galactica non solo è un bel telefilm, con belle trame e idee interessanti e ben sviluppate, ma gli episodi 8, 9 e 10 della serie 2, che formano una storia unica, sono tra i migliori pezzi di televisione che abbia visto negli ultimi anni.
Me li sono gustati una sera, di fila, e devo ammettere, con il cuore a mille per l’emozione e la tensione: ora che è arrivata la base stellare Pegasus, e il suo capitano, l’inflessibile Ammiraglio Cain, come si evolveranno i rapporti nella flotta? Ammutinamento, tradimento, guerra, stupri, violenze, rese dei conti.. Cosa succederà di Helo (a.k.a. Agathon, bellissimo nome) e del capo Tyrol, e alla loro amata Sharon?
La struggente battaglia finale dell’episodio 12, bella e triste, ricorda un pò le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E anche la quasi replicante numero Sei, a costo di essere monotono.. è tra le cose che noi umani non potremmo neanche immaginare..
Lo consiglio vivamente. Da soli questi 3 episodi valgono tutti quelli visti fino ad ora, se si eccettua forse il pilota iniziale.
lug 30
Polar d’estate
Il polar è, in Francia, il nostro Giallo. Con l’inizio del secolo in Francia, avviene qualcosa di unico: l’apoteosi del feuilleton ottocentesco, e la nascita del romanzo poliziesco, o d’azione. I due eroi incontrastati sono, da una parte il genio del male, Fantômas, dall’altra il ladro-gentiluomo, Arsène Lupin.
Letteratura d’evasione, ma che consiglio vivamente a chi, come me, stravede per Parigi, e la francia a cavallo del secolo. Fantômas è più cupo, non è un eroe, ma un vero criminale, assassino, spia, traditore, senza lealtà e senza ideali. Lupin è sicuramente più amabile. È ladro sì, ma rifugge la violenza, e spesso aiuta chi è in difficoltà. Che io sappia, Fantômas invece, ha tradito e venduto anche sua figlia..
Sono una vera e propria industria letteraria, che regalano qualche chicca, come un intramontabile incipit di un capitolo di un romanzo di Fantômas, di Allain e Souvestre, che recitava qualcosa del tipo: “Era un mattino grigio e sporco..” molto urbano, deliziosamente parigino.
Comunque quest’estate ho ripreso da Maurice Leblanc, con alcuni strepitosi romanzi scritti durante la guerra. Nel primo (l’Éclat d’obus), Lupin quasi non appare, ma in compenso c’è una virulenza antigermanica quasi imbarazzante. A leggere il romanzo, charamente propagandistico, il Kaiser (ovviamente Guillaume II) e le truppe germaniche di invasione, con elmo a punta, sono disgustosi Boches, spesso chiamati barbari, e si macchiano di misfatti da fare impallidire (o presagire?) il terzo reich. Stragi, stupri di massa, violenze inaudite e ingiustificate, tradimenti, inganni..
Nel terzo, che sto iniziando ora, sublimemente titolato “L’isola delle 30 bare”, si inizia con un classico: premonizioni, rapimenti, una giovane fanciulla e un principe polacco di nome Vorski. Cosa volere di più: Francia, Polonia, il mare della bretagna e oscure profezie nel più puro stile di Leblanc.. treni, chauffeur e cinematografi. La belle epoque era finita, ma ancora non lo sapevano
Nessun commentolug 28
Murales 3/2: falce e pennello
Mi ero dimenticato di un murale spettacolare a SF: finalmente sono riuscito, l’ultimo giorno, a visitare il Rincon Annex. Nonostante il nome sia un po’ curioso per noi, è un ufficio postale costruito verametne durante la Grande Depressione, con il WPA di Roosvelt.
L’architettura di questo, tutto sommato piccolo, ufficio postale è di un classico art deco maturo. Ma l’interno lascia veramente di che riflettere: ora dismesso, ha visto salvati da petizioni popolari i 24 pannelli murali che descrivono la storia della California, dall’età precolombiana fino alla fine della guerra. Autore è un muralista russo emigrato in america, anzi sovietico, Anton Refregier, che li ha dipinti con molte controversie, nei primi anni ’40.
Siamo a San Francisco, per cui la questione sociale è molto sentita, lo era negli anni 30 e 40, lo è stata ancora dagli anni ’70 in avanti. Leggendo le interessanti didascalie che accompagnano ogni pannello si scopre la storia della California e anche la storia dei murales, in cui ogni accenno troppo socialista era osteggiato, mal visto, e spesso cenusrato, anche quando si parlava di monaci francescani o di soldati messicani delle guerre dell’800..
Per questo, dopo la guerra, il complesso è stato quasi distrutto, come simbolo di un era troppo sociale, e poco maccartista. Per fortuna parecchi cittadini e associazioni hanno fatto in modo che venisse salvato, e restaurato ed ora è aperto al pubblico. La cosa curiosa è che a fianco è costruito un nuovo centro commerciale, con murales degli anni ’80. Si vedono manager seduti davanti a potenti PC (IBM!), ragazzi in pattini a (4!) rotelle e così via. Curioso.
Ma tornando al Rincon Post Office, la cosa che mi ha lasciato stupefatto è stata vedere, in murales americani, la bandiera sovietica con tanto di falce e martello, dipinta a più riprese. Siamo alla fine della guerra. La guerra fredda era nei piani, ma non era ancora iniziata, e l’alleato sovietico, naturalmente, era funzionale alla vittoria. Comunque, sempre un bel vedere, murales nello stile realismo socialista di Rivera.
In alcuni pannelli si vedono: la Repubblica di California, durata un mese tra la rivoluzione contro i messicani (la cui bandiera, gettata a terra nell’originale, per non offendere i latinos è stata censurata ed ora appare come un cencio bianco), un colono russo a fianco dei coloni coi carri (e relativi fuorilegge) verso l’Ovest, i conquistadores a fianco di Sir Francis Drake, la ferrovia transcontinentale con i lavoratori cinesi, e infine la 2 guerra mondiale col trionfo finale della società delle nazioni.
Per chi è interessato qui c’è un PDF con la trascrizione di tutti i pannelli e le placche relative di spiegazione. Ben fatto.
Qui si trova una interessante storia delle controversie durante e dopo la realizzazione del murales.









Da notare, di fronte al Rincon Center, un vecchissimo (fine 1800) edificio in mattoni, minuscolo tra due grattacieli.
PS chiedo scusa per le foto.. non so come siano potute venire così pessime.
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You are number six
Ebbene.. questi telefilm moderni colpiscono ancora e Zontar si è innamorato di nuovo. Questa volta è l’inarrivabile ed eccessiva Tricia Helfer, alias Numero Sei, un Silone (aka Cylon) umanoide in Battlestar Galactica, la nuova (per me) serie del 2004/2008. Nel suo vestito rosso è quasi insopportabile. E ogni volta che nelle puntate successive si avvicina, nella fantasia o realmente, al dottor Gaius Baltar, folcloristico genio quasi rinascimentale, è un brivido.
La cosa inquietante è che Numero Sei si muove, sinuosa, veramente anche nei corridoi e nei ponti di una base stellare, il Galactica, tra marine sudati e ufficiali indaffarati. E lo fa facendo sembrare il vestito rosso la cosa più (in)naturale del mondo.
E, vestito rosso a parte, devo dire che era anni che non vedevo una serie decente di fantascienza alla tele. Parecchio matura come fantascienza. Violenza, politica, religione, guerra, sesso, alcool e passione. Salti iperluce e belle donne con le pistole. Dai tempi di Life on Mars e Primeval, non avevo più visto serie TV di fantascienza con storie decenti.
Consiglio spassionato: la miniserie pilota della prima stagione di Battlestar Galactica. Dopo io non ho potuto più staccarmi.
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Vere pistole e finti vampiri
Serendipity: leggendo un numero di Traveler (rivista Mondadori di viaggi) per caso al mare, mi sono imbattutto su un articolo sui necessaire da viaggio, che andavano fortissimi nel XVIII e XIX secolo. Si parlava dei fratelli Bonaparte e poi, come curiosità, di un kit per viaggi in Romania e Moldavia, far east europeo, della seconda metà del XIX secolo, che era un kit anti vampiri di tale professor Bloomberg.
Citando dalla descrizione che accompagna il kit:
Vampire Killing Kit This box contains the items considered necessary, for the protection of persons who travel into certain little known countries of Eastern Europe, where the populace are plagued with a particular manifestation of evil known as Vampires. Professor Ernst Blomberg respectfully requests that the purchaser of this kit, carefully studies his book in order, should evil manifestations become apparent, he is equipped to deal with them efficiently. Professor Blomberg wishes to announce his grateful thanks to that well known gunmaker of Liege, Nicholas Plomdeur whose help in the compiling of the special items, the silver bullets &c., has been most efficient. The items enclosed are as follows
- An efficient pistol with its usual accoutrements
- Silver Bullets
- An Ivory crucifix
- Powdered flowers of garlic
- A wooden stake
- Professor Blomberg’s new serum
Come resistere? Google e via, ed ecco scoperta l’agghiacciante verità, anzi due:
- i giornalisti non si informano per nulla, e citano a cavolo
- il professore si chiamava Blomberg, ed è un falso, così come falso è il kit.
Peccato. Sarebbe stato divertente. La spiegazione plausibile (ma naturalmente anche questo potrebbe essere un falso..) l’ho trovata qui.
Girando ancora in giro viene fuori che sono stati venduti all’asta parecchi esemplari. Ahime.. come dice l’inventore, troppo tardi si è reso conto che i proiettili d’argento poco servono contro i vampiri, almeno in genere.
Girando un po’ ancora in rete mi sono imbattuto poi nel sito del Supernateum, direi decisamente intrigante: soprattutto questo articolo che collega i kit ammazza vampiri ad Hitler e alla distruzione dei suoi resti.
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WWDC11
Anche quest anno, a vedere Steve Jobs e soprattutto a seguire le sessioni e i lab degli ingegneri Apple.
Un po’ di foto per dare l’idea dell’atmosfera. Di allegro cazzeggio, ma anche di affari e tanta, tanta tecnologia (e per motivi di NDA non posso mettere foto delle sessioni, ma cmq sono tante presentazioni tecniche di un’ora, con speaker molto tecnici e bravi, di tutte le parti del mondo, che lavorano a Cupertino. Ieri c’era un russo, Aleksej, che parlava un po’ come ci si aspetta che parli un russo in americano…) e divertimento: c’è anche il parti allo Yerba Buena park, con Franti e gli Spearheads, e prima, la cerimonia, diciamo di gala, per gli Apple Design Awards.
Le foto sono in ordine cronologico, dalla domenica, registrazione e foto di gente già accampata per la notte, alla mattina alle 5 di lunedì, in cui a gruppetti la gente iniziava ad avviarsi al centro congressi, gli accampamenti, l’entrata (con la coda che fa il giro dell’intero isolato, che sarà di 1km, 1,5km almeno) e il resto..
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Corsa bagnata, corsa fortunata
Prima di vedere i murales, però, perché negarsi una bella corsetta alle 5 di mattina, sul Golden Gate bridge? In effetti è sempre impressionante vederlo emergere dalla nebbia, e correre quasi da soli col rumore delle sirene antinebbia.
Correndo lungo i vari Wharf e Pier, poi, ho notato una cosa: a Bangkok, a Chiang Mai e a Ko Samui, la puzza di terzo mondo è identica a quella emanata dai ristoranti e dai Pier di pesce di North Beach. Ora che vogliamo dire? È nauseabonda uguale, terribilmente nauseabonda.. e già alle 7 di mattina..
Poi ditemi se Alcatraz non sembra una nave.. separate alla nascita, come da foto.
Come sempre, il bell’itinerario si trova qui su Garmin Connect.
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Mt. Tam e Marin headlands


Per me arrivare a San Francisco vuol dire correre, e pedalare. Per strano che sia, è così. E infatti, l’ultimo giorno libero, incredibilmente non ha piovuto, e sono riuscito a salire sul monte Tamalpais, come l’anno scorso. Sempre bello.
(nella terza foto, Fort Point, sotto il Golden Gate bridge. Uno dei mille posti cinematografici di SF. Qui una scena di Vertigo).
Questa volta però, armato di cartine di sentieri decenti, ho fatto altre strade, e dopo sono andato al Muir Beach Overlook, da cui finalmente ho visto il mare, e poi altri giri su sentieri più o meno leciti, nel Marin headlands, fino al ritorno (in bici) a SF. Quasi 100km ma molto divertenti.
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Sole sulla baia
Non c’è che dire, a me piace questa città, poco popolosa tutto sommato eppure molto estesa, perchè in fondo, la controcultura americana di cui sono intriso, da quella più offstream ex hippy e post hippy, fatta di teorie della cospirazione, di anarchia più o meno libertaria, di socialismo strisciante, a quella più mainstream, dai beat ai nerd ormai sdoganati, viene da qui. È l’unica città dove signori barbuti over 50 girano con lo skate sotto il braccio, e vecchi hippy camminano per strada indaffarati tra ciclisti e giapponesi. Dove homeless che sembrano usciti da un film, sono sullo stesso marciapiede di ragazzotti con felpe e cappuccio, dentro la city. Dove davanti ai negozi e agli alberghi stazionano dipendenti con cartelli di protesta, senza che nessuno batta ciglio, e dove ci sono cooperative e centri di aiuto sociale. Dove c’è ancora tanto verde, e ci sono case sull’oceano, surfer e jogger a tutte le ore. Dove c’è un poeta laureato cittadino (Ferlinghetti) ancora vivo, che ha conosciuto Kerouac e Ginsberg, e dove Coppola ha un suo caffè (il grattacielo inizio secolo in verde rame), sotto il palazzo della sua Zoetrope. Bè, scusate se è poco.
Nelle foto si vede l’interno del Maritime Museum (ex Aquatic Park del 1939), delirante edificio pubblico di elioterapia e talassoterapia art deco a forma di nave all’estremità di North Beach, questo si, decorato con murales sponsorizzati (come tutto l’edificio) dalla benemerita WPA di Roosvelt. I murales sono di Hilaire Hiler.
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