25 Aprile, 65 anni dopo



Bella la piazza a Torino oggi, per il 25 Aprile. Tante gente, quasi nessuna per la celebrazione, ma vabbé.. Molto carini, sotto il monumento all’artigliere del regno di Sardegna, appollaiati, militanti comunisti muniti di bandiere credo sovietiche originali, e belle magliette rebeldi. Ho resistito a stento all’acquisto di una o due creazioni su sfondo rosso.
Sul palco come sempre giovani e meno giovani, resistenti della prima ora, e ragazzi che leggono storie di ragazzi (ora nonni, se va bene) che aveano appena 20 anni tanti anni fa (e i cui nomi echeggiano nelle vie di Torino, soprattutto in zona Crocetta / San Paolo). Io lo trovo sempre commovente. Non ho sentito cantare “Bella ciao”, purtroppo, ma l’ho sentita suonare dall’orchestra di giovinetti delle scuole della val Sangone. Così come ho sentito suonare “Fischia il vento”.. mi sembra di ricordare su musica tradizionale russa, una cosa tipo “I battellieri del Volga”.
Vale sempre la pena. C’era più gente in giro per i negozi aperti che per questa paludata celebrazione. Che fare? Ma perché, dio bono, noi non abbiamo fatto come la Francia, e invece di stupide feste ancora meno sentite, tipo il 2 Giugno, o altre, non abbiamo fatto del 25 Aprile la festa nazionale? Timorelli come sempre.. paciosi.. e invece più sangue, e meno cencelli. Ogni tanto il cerchiobottismo non paga, e con gli Italiani paga ancora meno.
Bella, ciao.
Nessun commentoLe Nuove (carceri) e le giovani leve
In coda al 25 aprile, per caso, ho fatto una bella visita al carcere delle Nuove di Torino. Atmosfera da carcere ottocentesca, acuita dalla pioggia battente. Il carcere ha 6 bracci più un’ala femminile che è l’unica che conserva l’impianto originario con le celle su balconate che si affacciano su uno spazio unico centrale. Da qui visita al terribile braccio “tedesco” usato dai nazisti tra il ‘43 e il ‘45, e le celle sotterranee dei condannati a morte dove, tra gli altri, transitarono tutti i martiri del Martinetto. Come “curiosita’” del periodo carcerario regio, che terminò solo dopo la guerra, con strascichi fino agli anni ‘70, ne cito due:

il carcere era di isolamento puro: celle singole, ora d’aria singola. Ora i cortili sono stati rifatti negli anni 70 con altissimi muri e divisi in rettangolini (q.v. foto). Ma prima (si veda foto della foto) ogni cortile aveva un recinto circolare diviso in 24 spicchi, ogni spicchio separato dall’adiacente con mura alte 2 metri e 20 e chiuso verso la circonferenza da una grata. In ogni spicchio un detenuto poteva fare la sua ora d’aria, controllato a vista da un unico guardiano situato in una torretta centrale, che così in un solo colpo d’occhio poteva abbracciare tutti e 24 i detenuti nei rispettivi spicchietti.
Stesso principio valeva per la messa (o le lezioni dei maestri del carcere, sempre tenute nella cappella). I detenuti potevano assistere da quelli che sembrano spioncini (q.v. foto). Dietro ogni spioncino un cubicolo di 80cm x 2metri, cella individuale con finestra incassata, che permetteva di vedere l’altare, ma impediva di vedere altri detenuti.
Naturalmente, nel periodo “tedesco”, tutte queste facezie non c’erano. Si veniva chiusi dentro, senza ora d’aria, senza brandina, senza niente.
- La corte centrale, al centro di 4 bracci
Il principio del “panopticon”. Dal ballatoio interno della corte un solo secondino poteva, girando, controllare a vista 4 bracci del carcere.
La vista da una porta verso una sfilza di celle.
Da questo “cassetto” che veniva sporto sulla corte centrale, un secondino poteva sedare con potenti idranti le rivolte dei detenuti
- La scala a chiocciola della corte centrale portava alle celle dei condannati a morte
Il braccio femminile con le celle disposte al pian terreno e su due ordini di balconate
Nuove leve in occasione del 25 Aprile. Non tutto è perduto..
A proposito del “panopticon“: immaginate che la vista dei carcerieri ottocenteschi si apriva non su celle disposte (come in foto) in piani singoli, ma sempre su ampi spazi (come quello, nella foto, della sezione femminile). Girando dunque sulla balconata interna della corte centrale, e fermandosi ad ogni grata che dava su un braccio, si “abbracciava” con lo sguardo tutta la situazione interna, di 3 piani di celle, braccio per braccio. Inoltre i detenuti erano chiusi in cella 23 ore al giorno, dunque, c’era poco da vedere.
Lo stesso principio di “economia” dei guardiani vigeva nei cortili per le ore d’aria.
I ribelli della montagna
Col cazzo che il 25 Aprile è la festa delle libertà. È la festa della Liberazione, ragazzi miei. Dai nazi-fascisti. Ad opera dei partigiani e degli alleati. Ricordiamo pure tutti i morti, ma onoriamone solo alcuni. Bella, ciao.
Firma, o viaggiatore, la petizione contro la proposta di legge 1360, sul sito dell’ A.N.P.I. o su quello della petizione
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Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l’aride montagne
cercando libertà fra rupe e rupe
contro la schiavitu’ del suol tradito.
Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.
Lasciammo case, scuole ed officine
mutammo in caserme le vecchie cascine
armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo il cuore e i muscoli in battaglia.
Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.
È giustizia la nostra disciplina
libertà è l’ideal che ci avvicina
rosso sangue il color della bandiera
d’Italia siam l’armata forte e fiera.
Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
provammo l’amor per la patria nostra
sentimmo in cuor l’ardor della riscossa.
Siamo i ribelli della montagna …






