Il colle dell’Assietta

settembre 25th, 2011 | Category: Viaggi

Finalmente la sgaruppata compagine di amici della bici, è riuscita a partorire il mitico tour dell’Assietta. Complicato unire i discesisti, come Carlo, agli arrampicatori, come Daviduzzo.. alla fine comunque tutto pronto per SAbato 24 Settembre. Tutto pianificato. Svegli alle 6, partenza in treno, e arrivo previsto a Sestriere verso le 10:30. Per fortuna non ci eravamo accorti di un altro pullman da Ulzio, e così siamo arrivati in cima alle 9:30. Da lì, salita al col Basset, poi giro in quota sul crinale tra la val Chisone e la val di Susa, molto bello.

Fauna: rapaci, marmotte che si inseguivano qui e là, e tanti turisti, pochi in bici, molti tedeschi in moto, e qualche svizzero in fuoristrada. Triste notare l’educazione straniera: gli svizzeri si sono tutti fermati per farci passare con la bici. I quad italiani, certo che no.

A un certo punto, su per le montagne, due tedeschi che ridevano a crepapelle e fotografano un terzo tedesco che faceva le acrobazie in un fossato, tra fango e terra.. (in moto le faceva, in moto). UN’impressione per nulla piacevole, nel silenzio della montagna, sentire gridare in tedesco. Per un momento ho avuto un flash, ed ero dentro un romanzo di Fenoglio ed è montato l’orrore, e la paura atavica direi.

Arrivati dopo l’Assietta, ci sono state un po’ di discussioni se proseguire o no verso il colle delle finestre. Volevamo interpellare un viandante, che data l’età, la quota, e i bastoni da passeggiata, ci sembrava particolarmente esperto. Purtroppo il simpatico vecchietto, dopo due frasi, ha dimostrato di essersi perso completamente e di non sapere bene dove fosse la direzione giusta, diciamo che indicava la val di Susa quando invece era il Chisone, e indicava Sestriere, quando invece puntava a Chiomonte. Da li, discesa tra caprette, caprine e infine caprini in una folcloristicissima bergerie d’altura.

Una nota di colore ci sta: la bergerie ospitava una famiglia, molto tipica e diciamolo, un po’ bruttina. La nipote serviva al pubblico (sei persone inclusi noi 4) dietro un bilancino e un tavolo che esponeva i formaggi, in un bugigattolo all’entrata di una baita, mentre dietro la tenda la nonna (giuro) arrancava e faceva il burro a mano. Affascinante. Ah.. gli incroci tra la gente delle valli, altro che il cuneese o il Tennessee.. ma che delizia il profumo dei formaggi, della ricotta e del latte fresco. Sono tornato indietro di 30 anni quando coi miei, a Prali, si andava in baita a comprare i formaggi. Un profumo che è una poesia. Non ho potuto fare a meno di comprare praticamente tutto, anche la forma di burro genuino che la nonna faceva, prendendo le palle di burro dalla zangola (credo), pigiandole a mano in uno stampo di legno, estraendole e incartandole, tutto a mano. Mentre la nipote, a un certo punto allertata da un’acquirente che forse una mucca si era allontanata, chiedeva in perfetto piemontese: “Nona, ‘n dua l’è la uaca” (dove per “uaca” indicasi, in strett patois valligiano, la “vaca”, la vacca)..

Siamo stati fortunato perché i bergé da qui a otto giorni avrebbero chiuso l’alpeggio e si sarebbero spostati, con l’antico rito della transumanza, a valle per l’inverno.

Affascinante.

Per gli amanti delle statistiche, come me, ho tracciato senza Garmin (che scioccamente mi han rubato) su MapMyRide.. circa 60km di bici da Sestriere fino a Bussoleno (tracciati dal Garmin di Davide). Bussoleno che avevo già visto, ma non ricordavo: affacciata sulla Dora, con un paio di stradine pedonali niente male. L’avevo vista se non erro tanti anni fa, in compagnia, di nuovo dopo un giro in bici, questa volta DH puro, a Bardonecchia. Nostalgia canaglia.

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R.I.B.

marzo 05th, 2011 | Category: Sport,Viaggi

Dopo anni di onorato servizio, e migliaia di chilometri, la mia bici mi ha lasciato. Per puro caso mi sono accorto che il tubo cavo che accoglie il tubo del sellino era tenuto insieme solo più da pochi mm di acciaio, il resto era tutto tagliato.
Certo, non si può dire che abbia risparmiato la bici: ogni giorno in città da 5 a 15 km, collina, tanta collina e anche, mi fa ridere il pensiero, un po’ di downhill dalla Maddalena, da Superga e in giro per il piemonte. E questo non fa bene. Un giro della Corsica, e sì che tutti ridevano….
Comunque l’ho smontata, cannibalizzando tutti i pezzi utili e il mitico circuito e impianto elettrico, e l’ho rimontata su una 5.1 Decathlon nuova di pacca.

Rest in bike..

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Pet project del mese: la bici elettrica

gennaio 27th, 2010 | Category: Tecnologia

img_0483 Il pet project del mese è rifare per la centesima volta il cablaggio elettrico della mia bici, forte anche della nuova dinamo nel mozzo che ho comprato. La cosa più semplice è stata la ruota: ho chiesto a due Decathlon, alla fine per 50 euro ne ho ordinata una già montata con mozzo Shimano, da 26 pollici. Il modello della dinamo e’ tipo N3H8, poi guardo bene.

Prima magagna: manca il connettore specifico. Ho fatto un orrendo pasticcio con cavi elettrici e tonnellate di nastro isolante, ma intanto lo cerco in rete. Esiste, costa 90 centesimi, ma dall’america lo spediscono per 20 dollari. Mi rifiuto.

Ho cablato tutto Sabato scorso, poi sono andato a pedalare (vedi foto.. nel gelo della collina torinese) rischiando di perdere le dita per il freddo della discesa: da vero genio avevo pensato solo alla salita, non al ritorno in velocità, sudato, e col buio. Cmq.. tornato a casa mi accorgo che la lampada si era bruciata, e che il copertone era montato al contrario. Dunque smontare tutto.. ma il connettore era appiccicato al mozzo, e il tutto fascettato alla bici. Morale.. ho smontato tutto e ieri sono andato da Pinto a comprare un pò di compinentisitca: uno perchè volevo fare qualcosa di sganciabile, due perchè volevo avere una lampada a led. Costano, in rete, sugli 80 euro, e a Torino nei negozi si trovano solo alimentate a batteria, ma non da dinamo. Avrei potuto cannibalizzare una luce già fatta, come ho fatto per la seconda liuce posteriore, ma che gusto c`è?

Così ho deciso di comprare un pò di led, resistenze, una breadbord e un minisaldatore e ieri sera in cantina ci ho dato dentro. Per ora funziona. È tutto sganciabile con connettori, ho un interruttore che stacca la corrente, e una lampada a 4 led.

Però pare che sprechi un sacco di corrente. Ho usato, per alimentare i led, il classico circuito che si vede qui, ad esempio sul sito dell’ottimo Chirio. Questo però dissipa potenza in calore.. e dunque con l’ottimo Franz vedremo di progettare un circuito con un convertitore di tensione (la dinamo esce a 6V, i diodi bianchi in genere ne prendono 3) che non consumi potenza.

Nelle foto: la galaverna in collina e il faro della vittoria con la mia bici, e il mio tavolo di lavoro, raffazzonato, ma efficace, fatto in cantina. Iphone con metal a palla, luci da officina, vapori di stagno.

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