Profondo rosso
Ieri ho finalmente visto Profondo Rosso. Erano anni. E diciamo che, anche solo per Villa Scott, ne valeva la pena.
Notevole, visto subito dopo a “Il gatto a nove code”, se ne percepisce la maturità.
Un pò umiliante vedere usata Torino per quasi tutto il film come set, e non come ambientazione (siamo a Roma). Ma metafisica nelle sue notti. Sono rimasto folgorato in particolar modo dall’apertura su piazza CLN. Quando la MDPfa il pan e allarga il campo e appare il Blue Bar, mi è balzato davanti Nighthawks di Edward Hopper. Identico. E in effetti, cercando in rete, pare sia stato costruito ad arte e ad hoc.
Inoltre, in più scene, le figuranti (penso al Bar, o in galleria San Federico) stanno ferme, statuarie, in atteggiamenti molto roaring twenties.
Una curiosità: sia Il gatto a nove code che “Profondo rosso” terminano con un ascensore che, in qualche modo, uccide l’assassino. Sarei curioso di vedere gli altri film del periodo.
Un’altra curiosità: notevole Catherine Spaak definita “stacco” nel Gatto, o, direi io:”spacco”.
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