Vere pistole e finti vampiri

luglio 17th, 2011 | Category: Fantacriptozoologia,fantasia,orrore

Serendipity: leggendo un numero di Traveler (rivista Mondadori di viaggi) per caso al mare, mi sono imbattutto su un articolo sui necessaire da viaggio, che andavano fortissimi nel XVIII e XIX  secolo. Si parlava dei fratelli Bonaparte e poi, come curiosità, di un kit per viaggi in Romania e Moldavia, far east europeo, della seconda metà del XIX secolo, che era un kit anti vampiri di tale professor Bloomberg.

Citando dalla descrizione che accompagna il kit:

Vampire Killing Kit This box contains the items considered necessary, for the protection of persons who travel into certain little known countries of Eastern Europe, where the populace are plagued with a particular manifestation of evil known as Vampires. Professor Ernst Blomberg respectfully requests that the purchaser of this kit, carefully studies his book in order, should evil manifestations become apparent, he is equipped to deal with them efficiently. Professor Blomberg wishes to announce his grateful thanks to that well known gunmaker of Liege, Nicholas Plomdeur whose help in the compiling of the special items, the silver bullets &c., has been most efficient. The items enclosed are as follows

  1. An efficient pistol with its usual accoutrements
  2. Silver Bullets
  3. An Ivory crucifix
  4. Powdered flowers of garlic
  5. A wooden stake
  6. Professor Blomberg’s new serum

Come resistere? Google e via, ed ecco scoperta l’agghiacciante verità, anzi due:

  1. i giornalisti non si informano per nulla, e citano a cavolo
  2. il professore si chiamava Blomberg, ed è un falso, così come falso è il kit.

Peccato. Sarebbe stato divertente. La spiegazione plausibile (ma naturalmente anche questo potrebbe essere un falso..) l’ho trovata qui.

Girando ancora in giro viene fuori che sono stati venduti all’asta parecchi esemplari. Ahime.. come dice l’inventore, troppo tardi si è reso conto che i proiettili d’argento poco servono contro i vampiri, almeno in genere.

Girando un po’ ancora in rete mi sono imbattuto poi nel sito del Supernateum, direi decisamente intrigante: soprattutto questo articolo che collega i kit ammazza vampiri ad Hitler e alla distruzione dei suoi resti.

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Architeutis architeutis!

novembre 29th, 2010 | Category: criptozoologia,film,orrore

Seguendo Adèle, ci siamo trovati davanti alla galleria dell’Evoulzione, nonché Museo di Storia Naturale, di Parigi. Entrare o non entrare?

Dubbio sciolto dall’eccellente guida Routard! L’unico esemplare di calamaro gigante esistente in un museo è qui, a portata di mano! Come rinunciare a una chtulhesca avventura?

Il museo di per sè è veramente bello e moderno, del tipo del più famoso di Londra, e  ha molti spazi per bambini e cose interessanti, in un allestimento che mischia neoclassicismo, l’immancabile ferro-vetro ottocentesco e allegri scheletri di animali esistenti e non (tipo il dodo, qui in una sua rarissima versione impagliata).

Ma la star è sicuramente il calamaro (femmina) di 6 metri, con un gradevole colore rosato che tanto gli dona. Plastificato grazie a moderne tecniche di imbalsamazione, non rende onore ai suoi 6 metri presunti. Vero è che in acqua farebbe impressione vederselo vicino, ma di questi 6 metri, neanche 2 sono di corpo, il resto sono dei tentacoli e dei due, lunghissimi, tentacoli prensili. Impressionante invece il multiforme orifizio buccinatorio, degno dei grandi antichi.

E per la serie, mestieri strani, presentiamo lo “specialista di calamari giganti” e gli specialisti, italiani, di plastinazione:

Le 25 mars 2008, le Muséum national d’Histoire naturelle accueille en sa Grande
Galerie de l’Évolution le premier spécimen de calmar géant plastiné au monde !

L’arrivée de Wheke (prononcez Ouéké) à la Grande Galerie de l’Évolution est le fruit
d’un don du NIWA (National Institute of Water & Atmospheric Research Limited)
au Muséum national d’Histoire naturelle, par l’intermédiaire de Steve O’Shea,
spécialistes des calmars géants en Nouvelle-Zélande et de Renata Boucher,
spécialiste des céphalopodes en France.

Alors que partout ailleurs dans le monde, les spécimens de calmar géant sont
présentés au public dans le formol ou l’alcool, Wheke le calmar géant du Muséum,
mesurant plus de 6 m, est montré au public comme dans son milieu naturel.

Una curiosità, il processo di imbalsamazione (politicamente e correttamente in Francia definito “naturalizzazione”) viene qui declinato nella sua versione moderna di plastinazione, ad opera della italiana VisDocta di Brescia.

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Sulle tracce di Adèle Blanc-Sec

novembre 29th, 2010 | Category: Consigli letterari,criptozoologia,Fumetti,Viaggi

Questa ultima visita a Parigi è stata anche sulle tracce dell’eroina dell’omonima serie di fumetti di Jaquest Tardi, da poco al cinema con una divertente riduzione di Luc Besson.

Comunque, anche gli Champs-Elysées addobbati a festa sono sempre carini. Ora le lucine sono led eco-friendly..

Si comincia dal Grand-Palais. Come ben noto che Parigi, insieme a Londra, è la capitale del Rivetto e del Ferro-Vetro vittoriano, che qui poi sfocerà nel liberty franco-belga. E dunque come prescindere dalla rara occasione di entrare nella navata del Grand Palais, questa volta addobbato ad ospitare il salone dell’Arte Francese (che nell’ottocento, immagino, fosse altra cosa). Il salone è una mera curiosità. Di medaglie d’oro ce ne sono poche, e in genere sono meglio quelle d’argento. C’è anche, istituzionalizzato, il salone “off”..ma la star è il palazzo che, di sera, assume colori veramente curiosi.

Due giorni dopo, sulle tracce di Adèle e dello Pterodattilo (da Adèle et la Bête), finalmente si arriva al Jardin des Plantes, complice anche l’ottima e solita Routard. Si inizia con uno spettacolare e inaspettato padiglione very much vittoriano, tutto rivetti, teche e scheletri classificati.. di vertebrati moderni al pian terreno, di mastodonti antidiluviani al piano superiore. Superbo!

La statua all’ingresso del museo, in delizioso stile positivista, rappresenta un orango che strangola un uomo (forse un buon selvaggio). QUale miglior monito al fatto che la natura, soprattutto se selvaggia e non civilizzata dall’uomo occidentale, uccide?

Si prosegue poi in simpatiche serre di acclimatamento tutte rivettate per arrivare poi alla Grand Galerie de l’Evolution, meno vittoriano ma, per altri motivi, ancora più sbalorditivo..

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Vittoriana europea

marzo 26th, 2010 | Category: Viaggi

Chi mi conosce sa del mio amore per il ferro-vetro (leggero preludio a certo Liberty) e dell’epoca vittoriana tutta (o quasi), meglio se declinata in steam punk. Per questo quando giro in giro, non perdo occasione di ammirare strutture in ferro e vetro e pietra degne della regina Vittoria.
In Belgio, la chiamerei Leopoldiana, notevoli esempi sia a Bruxelles (parco del 50enario, 1881, e stazione centrale di Anversa (1895/1905). Cito anche un anonimo (e credo più tardo viadotto a N di Brüsel Midi/Zuid).

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In Spagna ho trovato la vecchia stazione di Atocha, a Madrid, (di un collaboratore di Eiffel) eil palazzo di cristallo, nel pardo del Buen Retiro di Madrid, 1887. Lo stile potremmo chiamarlo Alfonsino?

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Brüsel

marzo 16th, 2010 | Category: Consigli letterari,Fumetti,Viaggi
Maison Autrique. François Schuiten, dessin, 2004. © Copyright François Schuiten.

Maison Autrique. François Schuiten, dessin, 2004. © Copyright François Schuiten.

Questa recente visita a Bruxelles e Anverse (o Antwerpen) è stata molto soddisfacente, sotto tanti punti di vista, tanto è che con un certo stupore mi sono detto che devo tornare, tante sono le cose che non sono riuscito a vedere.
Comunque sempre bello il liberty (ho scoperto tante casette nuove), fumetti a chili, angoli nascosti, e architetture vittoriane. O meglio, leopoldine, costruite anche queste con il sangue e il sudore delle colonie, e in questo caso dei possedimenti personali di Leopoldo II, il famigerato Congo belga a cavallo tra 8 e 900.
Ad Anversa ho anche incontrato.. un gruppo di Comunisti, che protestavano pacificamente e, tra un’Internazionale cantata in olandese e altre canzoni, hanno intonato (neanche troppo male) una bella Bandiera Rossa, in italiano. Completa di doppie saltate..non ho potuto fare a meno di unirmi al coro, sottovoce.
Tra le cose ancora da fare, un giro nelle fogne di Anversa che pare sia molto divertente.
Ho comprato finalmente alcuni fumetti della serie delle Cités Obscures di Schuiten (che pensavo, avendo un nome francese come François, si leggesse, “sciuitien”, invece pare sia una cosa “scuitien” con la C dura.. argh). E ho visto la Maison Autrique, la prima casa di Victor Horta, qui interpretata dallo stesso Schuitien. Bella.
Tra le cose fatte, Bruxelles ha un sistema di bike sharing che è lo stesso del Velib di Parigi, solo che si chiama Villó. Molto comodo. Ho girato come un ossesso e ho scoperto che la città è orrendamente tutta su colline.
Ho visto quartieri belli, e altri meno belli, ma tutti interessanti. Qui un pò do foto.

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The Smoke

marzo 04th, 2010 | Category: Viaggi

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Questa mia ultima (18-21 febbraio) visita a Londra è stata particolarmente eclettica. L’inizio è stato un classico: siccome il gran tempio massonico di Great Queen Road risulta essere sempre tra i piedi, questa volta ci sono anche entrato, destreggiandomi tra modelle e stilisti in erba che giravano per le stanze: risultava infatti essere affittato per uno dei mille eventi della London Fashion week che iniziava proprio quel venerdì.
Il tempio, per quel che ho visto, è in un pesante stile deco, ricco di simboli (massonici, stelle di david, ecc..) e di paraphernalia nel piccolo museo allegato.
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img_0614 img_0609Un altro giorno sono capitato davanti al mercato della carne, in Smithfield. Bellissima architettura vittoriana, smisurato, ha delle vie che si chiamano “East Polutry Avenue” e “West Polutry Avenue”. Superiore. Peccato alle 10 di mattina fosse tutto già svuotato, visto che fanno mercato dalle 5 alle 8, roba così. Di fronte, comodo fiume (si fa per dire) la London Port Authority.

img_0671 img_0670 Un pomeriggio, serendipicamente come solo capita a Londra, teatro nel West End: The 39 Steps, bellissimo, molto divertente. Anche se è tratto da Hichcock, e ancor prima da un romanzetto di Buchanan di spionaggio, è stato realizzato un pò alla Monty Puthon, un pò prendendo in giro lo stiff upper lip degli inglesi di inizio ’900, e soprattutto con 4 attori che coprono tutte le parti. Considerando che il protagonista (dotato di splendidi pencil moustaches) non cambia parte, vuol dire che gli altri 3 fanno i trasformisti, con la voce, con un cappello, con un gesto, con effetti comici più o meno volontari. Il Criterio theatre, peraltro, come tutti i teatri del west end, è piccolo, ma delizioso, tutto piastrellato.

img_0652 img_0650Infine, una puntata al bellissimo museo ottocentesco dell’architetto Sir John Soane. È un museo privato, gratuito, nella casa del suddetto architetto, georgiana con facciata classica. Il museo/casa è così pieno di roba che non si può entrare con gli zaini pena distruggere ninnoli romani, quadretti barocchi, statuine ecc. C’è un meraviglioso sarcofago egizio scavato in un pezzo intero di alabastro (ovviamente l’architetto ha dovuto fare tirare giù qualche muro per farlo entrare..) scartato dal British Museum perché costava troppo (sic!) ma soprattutto c’è una stanza dei quadri.
La casa era grande ma non enorme, e mi immagino la signora Soane che disse un bel giorno al marito: “se entrano altre porcate (quadri) esci tu, caro..”. Il geniale architetto ha dunque arredato una stanza (con soffitto a vetri per ricevere la maggiore illuminazione) con delle pareti di legno montate su perni. Le pareti, ricoperte di quadri di Hogarth, dunque si aprono come fossero enormi porte a due battenti, e all’interno dei battenti, miracolo, altri quadri, appesi dietro e sui battenti stessi. Addirittura una parete ha due ordini di battenti, uno dentro l’altro, a racchiudere infine una stanza segreta.
Mirabili, acquarelli di Piranesi con vedute di Paestum, che da soli secondo me valgono il viaggio a Londra. Imperdibili.

img_0675E per quanto riguarda il cibo, complice il capodanno cinese, ho assaggiato la barba di drago: dolcini che un tempo si facevano solo per l’imperatore del celeste impero, fatti manipolando e stirando u impasto di miele e farine, fino a renderlo filamentoso. Buono!
Per tante altre cose rimando ad apposite sezioni di foto Vittoriane che caricherò in seguito.

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la rete è un posto meraviglioso

gennaio 18th, 2010 | Category: fantasia,Libri

cylinderrecordswpackageCercando in rete una sera, dopo una mangiata di pesce, mi sono imbattutto in tutta una serie di link di criptozoologia e OOPart (out of place artifacts..). Maggiori link seguiranno.

Poi un giorno, ed è serendipico, stavo programmando mentre ascoltavo distrattamente un Hercule Poirot alla televisione sono saltato a una pagina della vichipedia su Alfred, lord Tennyson, dove ho scoperto che si può ascoltare una rara registrazione su cilindro di cera Edison del vate che declama la Charge of the Light Brigade. Interessantissimo!!!

Ascoltare per credere: http://en.wikipedia.org/wiki/The_Charge_of_the_Light_Brigade_(poem) registrata nel 1890.

Epoca meravigliosa, quella Vittoriana. Esistono anche registrazioni antecedenti.. pensate un po’.

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Iorcsciar

settembre 18th, 2009 | Category: Viaggi

Grazie a un bel progetto europeo, inaspettata gita nel Nord Inghilterra, tra Sheffield e York.

A Sheffield, notevoliesempi di architettura industriale e postindustriale: garage che sembrano origami, fabbriche riadattate a collegi universitari, ecc.
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Nelle foto si vedono la campagna inglese, la ridente città e i Winter Garden di Sheffield.

A poca distanza, a Rotherham, un’immensa acciaieria aperta ora al pubblico ospita mostre e eventi: si chiama Magna, e dentro sembra di essere in una cattedrale accoppiatasi con l’astronave Nostromo: tutto buio, si sentono aliti di vento gelido tra le travi di ferro, e in lontananza suoni di officina: molto suggestivo.
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Ad infine ancora a poca distanza poi, la deliziosa cittadina di York con la splendida cattedrale, e la meravigliosa stazione ferroviaria, all’epoca, si diceva, la più grande del regno, inaugurata nel 1877 dalla regina Vicky.
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Il grande Giwangi

luglio 12th, 2009 | Category: Fantacriptozoologia,fantasia

dinoDal solito tiretto del secretaire di Nantes, una seconda pergamena, appartenuta ad una vecchia zia di Michael Argyle, ultimo signore di Arguebottom.

La pergamena appartiene probabilmente ad un lascito ancora più antico, giunto nelle mani del Lord prima della sua partenza per l’Africa nera, e che ne giustifica la fascinazione per i misteri più … misteriosi.

Secondo eruditi e studiosi, tra cui itiamo il classico Markowitz nell’edizione in-folio Venezia-Cherubini del 1608, la bestia raffigurata è un “draco sic nullus visus est ab urbe condita et nec ante”, il cui respiro “mortificat corpum oramque et ammorbat aerem aquamque”. Un po’ generico, ma rende bene l’idea. Secondo studiosi più tardi, in contatto con esporatori e viaggiatori sudafricani e tedeschi, si tratta del Giwangi, bestia mitica definita dai più gentili “antidiluviana”, da altri come “molto vecchia” che si aggira nei pressi dei crateri spenti delle pianure centrali, e divora in un sol boccone alberi e giraffe.

Una nota, molto promettente, dice che una seconda pergamena era stata trovata e che dettagliava ulteriormente il mostro e il suo habitat. Stiamo ancora battendo i mercatini delle pulci e gli svuotasoffitte di mezza Europa.

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La scimmia dal posteriore verde

luglio 12th, 2009 | Category: Fantacriptozoologia,fantasia

scimmia1In questa rarissima pergamena, trovata in un tiretto di un secretaire al mercato delle pulci di Nantes, troviamo una “impression d’artiste” di Lord Arguebottom, attaché del governatore dello Zaire nel 1867, mentre esamina il primo esemplare di “scimmia dal culo verde” giunto in mani occidentali.

Le scimmiette, note alle tribù indigene da tempo immemore, erano stata segnalate nella zona della nuova Zimbabwe da decenni, ma invano esploratori e avventurieri avevano cercato di mettere le mani su un esemplare, tant’è che già verso il 1850 la ricerca di queste scimmie erano stata abbandonate.

Fu per puro caso che Lord Arguebottom, inseguito da zagaglie e relativi Zulù, insieme al suo entourage si trovò accampato in una radura nei pressi di un fetido stagno. La notte venne interrotta più volte da tamburi dei selvaggi e da grida belluine più prossime, e da risate che sembravano irridere l’infelice posizione degli Inglesi. La mattina, dopo le consuete abluzioni e la rasatura, il suo boy gli portò come omaggio una delle scimmie che la notte avevano causato tanto trambusto.

Fu perciò con grande stupore che Michael Argyle, Lord di Arguebottom piuttosto decaduto, osservò il posteriore verde della scimmietta. Gli vennero subito in mente i racconti dei vecchi dei villaggi in cui accampavano durante le guerre Boere, e la strada per la perduta Zonkabwe, antica capitale dei regni neri, più antica ancora della grande Zimbabwe, le cui strade e palazzi erano coperti di smeraldi. Su questi smeraldi, si diceva, le scimmiette riposavano sedute, da cui il colore delle loro terga.

Seguendo questa labile traccia Micheal Argyle si lanciò in un’impresa in cui altri, migliori di lui, avevano fallito. Ormai aveva da poco superato i 40 anni, e il casato e la regina aspettavano ancora da lui un’impresa degna dei suoi avi. Inutile dire che del fu Lord Arguebottom non si seppe più nulla.

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